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Intervista a Mastrosimone, delegato Fiom

Fiat di Termini, "già nel 2002 volevano
chiudere, ma siamo ancora qui"


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fiat, termini, vertenza, Economia
Intervista a Roberto Mastrosimone, delegato Fiom-Cgil, vicino agli operai dello stabilimento Fiat di Termini Imerese nella difficile vertenza con i vertici del Lingotto ed il ministero dello Sviluppo economico.

Mastrosimone avete chiesto in settimana un "tavolo" col ministro Scajola prima dell'incontro dell'1 dicembre tra i vertici del Lingotto e il governo. Vi hanno dato ascolto?
"Eccome. Siamo già stati convocati per lunedì 30 a Roma, al ministero."

Quali saranno le vostre richieste in quella sede?
"Chiederemo un impegno convinto al governo che, forte degli ecoincentivi di cui Fiat ha beneficiato, deve in qualche modo tentare di valorizzare l'industria automobilistica nel nostro Paese, come avviene in altre nazioni, incrementando la produzione e spingendo su nuovi modelli.

Il ministro Scajola, che avete già incontrato la scorsa settimana, ha definito "folle" il proposito di chiudere lo stabilimento di Termini. Un buon punto di partenza per voi.
"E' sicuramente una dichiarazione importante che però andava fatta prima. Apprezziamo comunque l'impegno del ministro".

I vertici del Lingotto sostengono che "produrre a Termini comporta oggettivamente degli svantaggi, per i costi eccessivi soprattutto", e per questo la produzione della Lancia Y potrebbe essere trasferita in Polonia. Le pare plausibile questo scenario?
"Assolutamente no. Fiat dice cose non vere ed il suo giudizio in merito mi pare piuttosto strano. Se cosi fosse Fiat, nell'accordo sottoscritto a Roma nell'aprile 2008, non avrebbe garantito un ulteriore investimento di 550 milioni di euro ed un aumento del livello occupazionale grazie alla realizzazione del nuovo modello della Lancia Y".

E la Regione Sicilia in tutta questa vicenda che ruolo sta giocando?
"Sta cercando di fare la sua parte. In questi giorni con una delibera di giunta ha stanziato 400 milioni di euro per cercare di salvare Termini".

Chi rischia di più, come sempre in queste occasioni, sono i lavoratori.
"Purtroppo si, si rischia un disastro. Dal settembre 2008 ad ora ci sono state almeno due settimane e mezzo al mese di cassa integrazione ed una decurtazione del 20% sul salario. Cosa che, per un lavoratore che guadagna 1.200 euro, è davvero una tragedia".

Come si concluderà, a suo parere, la vertenza?
"E' ancora presto per dirlo. Non sono molto fiducioso, ma convinto delle ragioni del sindacato e dei lavoratori. Il tempo dirà se avremo vinto la nostra battaglia. Dico solo che già nel 2002 volevano chiudere lo stabilimento, ed invece siamo ancora qui a combattere".