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Decapitati i vertici delle famiglie

Agrigento, scacco ai boss
Appalti doc nel mirino


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“La mafia ad Agrigento si fa impresa, ma non rinuncia mai ad essere mafia”. Si apre così, parole di Vittorio Teresi - procuratore aggiunto alla DDA di Palermo - la conferenza stampa sul blitz della notte scorsa. Gli uomini della Dia di Agrigento, diretti dal capitano Antonino Caldarella e tutti agli ordini del colonello Passaro, hanno eseguito otto ordinanze di custodia cautelare e hanno sequestrato beni per il valore di oltre cinque milioni di euro.

Il blitz della Dia la notte scorsa ad Agrigento

Il blitz della Dia la notte scorsa ad Agrigento



In manette sono finiti in prevalenza imprenditori, tutti residenti nei comuni clou della mafia marinara, Cattolica Eraclea in primis. E proprio dalla mafia che si fa impresa parte il filo conduttore, che svela i dettagli dell’inchiesta.

Una serie di opere pubbliche, gestite dalla mafia, dal territorio costiero, fino all’interno. Dall’acquedotto Favara-Burgio, fino ai lavori di costruzione di un incubatore di impresa, nell’ambito del patto territoriale Terre Sicane, passando per importanti lavori di riqualificazione urbana ad Enna. Tutto sarebbe stato sottomesso all’egida mafiosa dei Capizzi e del superlatitante Giuseppe Falsone. Non basta, all’orizzonte, come trapela dalle fonti investigative, ci sarebbe stato anche il progetto di un maxi impianto eolico, da realizzare a Cattolica Eraclea.

Due anni di indagini, volte a monitorare i movimenti delle imprese, che operano nella fitta schiera di comuni marinari, dove la mafia, si è secolarmente fatta più forte. Le rivelazioni di Sardino e del neo collaboratore Rizzuto. La collaborazione, poi, di Moncada, imprenditore leader nel settore delle energie alternative. Un lavoro di intelligence sulle imprese. Sono stati questi gli elementi che hanno sgominato l’ambiziosa “banda” marinara.

A gestire, presumibilmente, i progetti illeciti sarebbe stato Domenico Terrasi, presunto capo famiglia di Cattolica e già condannato per associazione mafiosa. Con lui in carcere sono finiti anche Andrea Ammodeo, di Cattolica Eracle, a cui è stato sequestrato anche un noto ristorante, a Sciacca. Francesco Manno, impiegato comunale, quarantaseienne anch’egli di Cattolica. Damiano Marrella, macellaio, cinquantanovenne di Montallegro. Paolo Miccichè, imprenditore trentacinquenne di Cattolica Eraclea, Domenico Terrasi, settantenne pensionato, Giuseppe Terrasi, imprenditore trentottenne di Cattolica Eraclea. Gaspare Tutino, imprenditore trentanovenne, sempre di Cattolica. Per loro il reato contestato è quello di associazione mafiosa. Per Marco Vinti, imprenditore trentasettenne di Ribera, invece l’accusa è quella di concorso esterno in associazione mafiosa.

L’organizzazione non solo avrebbe gestito il predominio sulle opere, ma avrebbe anche garantito “la messa a posto”, il pagamento del pizzo in tutta la zona. Dalle fonti investigative trapela che, al blitz, potrebbero seguire, nell’imminente ulteriori risvolti.