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Un video per “Vuccuzza di ciuri”
l'omaggio di Incudine a De Andrè


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Una sferzata di ironia, un tuffo nell’anima “sicula” di Fabrizio De Andrè, un omaggio giocoso a un caposaldo della musica italiana. Vuccuzza di ciuri, la rivisitazione in lingua siciliana della celebre Bocca di rosa di De Andrè firmata dal cantautore Mario Incudine, diventa un videoclip. Interamente girato in Sicilia, il mini-film musicale, di cui è in corso di completamento la versione definitiva, verrà proiettato domani sera, sabato 28 novembre, al teatro Masini di Faenza all’interno della rassegna “Canti randagi.2”, che vedrà diversi artisti dell’etno-sound italiano cimentarsi in versioni personalissime di brani di De Andrè, alla presenza di Dori Ghezzi e l’intervento video di Cristiano De Andrè. Mario Incudine, insieme con i musicisti Franco Barbarino, Antonio Vasta, Antonio Putzu, Riccardo Laganà, Emanuele Rinella e Pino Ricosta, ospiti del Mei, il Meeting delle etichette indipendenti 2009, eseguirà “Vuccuzza di ciuri” mentre viene proiettato il clip alle sue spalle. Sul palco Incudine è l’unico artista a rappresentare la Sicilia accanto ad artisti di prestigio, come, tra gli altri, Petra Magoni, Ferruccio Spinetti e Riccardo Tesi, e presenterà anche i brani Salina e Tammurrata d’amuri.

Il pre-montato del video verrà proiettato anche nel corso della trasmissione “Insieme”, in diretta dal teatro Abc di Catania per Antenna Sicilia lunedì 30 novembre alle 21.15, con Mario Incudine, Nino Frassica e il gruppo Terra, tutti protagonisti del mini-film che vede in scena padrini d’eccezione, tutti siculi doc, come lo stesso Frassica, l’attrice Rori Quattrocchi e la carica di una vera e propria banda di paese, il complesso bandistico “Giuseppe Verdi” di Mezzojuso (Palermo), diretto da Salvatore Di Grigoli.

«Ho la chiara sensazione che quando De Andrè scrisse Bocca di rosa pensava di certo a un paesino siciliano, con le sue viuzze, le comari inviperite dietro le finestre a spiare la nuova arrivata e la mobilitazione popolare in nome dell’amore gratuito – dice Incudine – e non ho potuto fare a meno di cantarla in siciliano quella favola dell’amuri sacru e chiddu buttanu, con una traduzione resa ancora più viva dall’orchestrazione per banda del musicista Antonio Putzu». Sulla scia del successo della sua rivisitazione, apprezzata in tutta Italia dal pubblico e dalla critica e contenuta nel cd Abballalaluna (prodotto da Graham & Associati e Teatro del Sole e distribuito da Egea Music), è stato girato il videoclip di Vuccuzza di ciuri, scritto, diretto e montato da Marco Battaglia, Gianluca Donati, Laura Schimmenti e Andrea Zulini e prodotto da Giovanni Callea in collaborazione con Arturo Morano con le scenografie di Paolo Previti, i costumi di Samuela Cirrone e la post-produzione di Playmaker.

SCHEDA DEL VIDEOCLIP: Lontano dai clichè di una sicilianità sdolcinata e ampollosa, il clip gioca in maniera beffarda tra due piani temporali: dalla sedia di un barbiere il “cantastorie” Incudine dà voce alla strampalata vicenda di una donna “straniera” arrivata per dare amore gratuito in un paesino dell’entroterra isolano, tra lo sbalordimento di un Nino Frassica in veste di barbiere e l’incursione di flashback dentro ai quali entrano ed escono a ruota i protagonisti. I ruoli si confondono e si intrecciano, così anche Rori Quattrocchi, nei panni della moglie del barbiere, si rimbecca con il marito e si trasforma in una vecchia comare stizzita dal passaggio della bella “Vuccuzza di ciuri”, impersonata dall’esordiente Valeria Rinella. L’anziana sembra rimpiangere un passato molto simile (forse identico) a quello della giovane e ne diventa lo specchio e il contrasto, mentre sullo schermo i gendarmi (il fisarmonicista Antonio Vasta e il flautista Antonio Putzu), il soldato (il percussionista Riccardo Laganà), il monaco (il percussionista Salvo Compagno) e il vescovo (il chitarrista Franco Barbarino) rincorrono la bella “Vuccuzza”. La frenesia dei ritmi trascina tutti in una surreale processione cadenzata dagli ottoni di un’esuberante banda di paese diretta da Salvatore Di Grigoli e capitanata dal prete (il giornalista Mario Azzolini) che porta a braccetto la giovane che regala amore come fosse “una puisia” sotto il cielo inconfondibile di Sicilia.