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"Sono una persona diversa"

Il boss Graviano: "Mi dissocio"


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"Da parte mia è una dissociazione verso le scelte del passato che non riguardano il processo svoltosi a Firenze. Oggi sono una persona diversa". Lo dice in un interrogatorio del 28 luglio scorso il boss mafioso palermitano Filippo Graviano ascoltato dai pm fiorentini Alessandro Crini e Giuseppe Nicolosi. Graviano è stato condannato all'ergastolo per l'omicidio di don Pino Puglisi e per le stragi del '93 oltre ad avere una lunga serie di condanne per mafia ed estorsioni. I verbali con le sue dichiarazioni sono ora agli atti del processo al senatore Marcello Dell'Utri, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e condannato in primo grado a nove anni di carcere. I pm hanno sentito Graviano dopo le dichiarazioni del pentito Gaspare Spatuzza che indica persone "estranee a Cosa nostra" come mandati delle stragi nel '92 in Sicilia e nel '93 nel Continente. "Faccio un esempio - aggiunge il mafioso - nel mio passato al primo posto c'era il denaro, oggi c'é la cultura. Sono ragioniere, ho sostenuto 13-14 esami di Economia, sono iscritto alla Sapienza a Roma. Sento l'esigenza di mettere una pietra sopra alle scelte del passato e di impostare un futuro di vita nella legalità" E ancora: "Quando crescerà sarà sempre il figlio di... Quando questo ragazzo sarà laureato quale impresa lo assumerebbe col cognome Graviano? Oppure se facesse un concorso statale o regionale lo assumerebbero? Io penso di no". Aggiunge Graviano, in merito alla possibili trattativa: "Il discorso di queste persone, entità, che avrebbero dovuto mantenere l'impegno con noi o con me o con qualcun altro, a me non risultano. Io non ho avuto mai promesse da alcuno e non c'é stato mai nessuno che ha promesso a me qualcosa per alleviare queste sofferenze".