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Ingroia su processo e intercettazioni

"Si rischia la fine
dello Stato di diritto"


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, Cronaca
"Si rischia la soluzione finale dello Stato di diritto qualora dovessero essere trasformati in norme gli attuali disegni di legge in materia di intercettazioni, riforma del processo penale e cosiddetto processo-breve". Parola di Antonio Ingoia, procuratore aggiunto della Repubblica a Palermo che, ieri, nel corso della presentazione del suo libro "C'era una volta l'intercettazione", non ha rinunciato a ragionare a 360 gradi su giustizia e stato della democrazia nel nostro Paese. Secondo il magistrato palermitano, impegnato in prima linea nella battaglia contro la criminalità organizzata, "le colpe non sono attribuibili ad una sola parte politica, ma all'intera classe dirigente italiana, o almeno a buona parte di essa, che ormai storicamente soffre di una sorta di allergia nei confronti dell'articolo 3 della Costituzione, quello che sancisce l'eguaglianza dei cittadini dinanzi alla legge". Ingroia, scendendo poi nel dettaglio del disegno di legge sulle intercettazioni, ha spiegato il motivo della sua fatica letteraria. "Il libro nasce da una duplice esigenza, una sentita in veste di magistrato, che rischia di vedersi privato di uno strumento di investigazione straordinario, che tanti successi ha garantito in questi anni, ed un'altra, avvertita in qualità di cittadino, che vede a rischio la possibilità di perseguire il crimine e garantire sicurezza al territorio".  E proprio per dimostrare la reale natura di quella che definisce "una pessima legge", Ingroia elenca le "bufale della politica, manipolate da una campagna di mistificazione della realtà condotta da alcuni organi di informazione" a proposito dello strumento delle intercettazioni. Secondo Ingroia, infatti, non è "assolutamente vero che milioni di italiani vengono intercettati, perchè tali cifre sono frutto di calcoli condotti in maniera errata(conteggiando, per esempio, le svariate proroghe ai decreti di autorizzazione che però valgono sempre per lo stesso soggetto indagato), anzi la legislazione italiana è una delle più garantiste in materia di privacy", così come  -ha proseguito poi il pm palermitano - non è da "attribuire alle procure l'elevato costo delle intercettazioni, che dipende in larga parte dalle spese di noleggio del materiale tecnico necessario". A detta di Ingroia, però, la mistificazione più grave riguarda la possibilità, che sarebbe garantita dalla proposta di legge in questione, di continuare ad indagare con successo sulla mafia. Citando dati e processi assai noti, da quello Andreotti a quello Cuffaro, Ingroia, infatti, ha sottolineato il fatto che "molte indagini di mafia nascono in realtà da reati ordinari" e dunque il ddl intercettazioni, se approvato nella attuale formulazione, "avrebbe un effetto assolutamente dannoso anche sulle investigazioni riguardanti la criminalità organizzata". Altrettanto duro è stato, poi, il giudizio espresso dalla stesso Ingroia a proposito del progetto di legge, in discussione al Senato, sul processo breve: "E' impossibile accorciare i tempi del processo, senza modifiche alla procedura e lo stanziamento di nuove risorse, per cui sarebbe più corretto parlare di morte breve del processo". Secondo Ingroia, che ha pure citato la riforma del processo penale, paventando il rischio di "un annullamento dell'indipendenza della magistratura subordinata al potere esecutivo, e la conseguente impossibilità di condurre indagini sui potenti", l'unica via di uscita a tutto questo è "una mobilitazione delle coscienze ed una forte volontà di voler cambiare il corso degli eventi ( espressione quest'ultima indigesta al direttore del tg1 Minzolini, come ricordato scherzosamente dallo stesso Ingroia durante la presentazione del libro) da parte di cittadini più informati, consapevoli e partecipi". Insomma, "assolutamente non un manifesto politico-ha concluso Ingroia- ma un semplice stimolo a sostenere le ragioni della legalità e della cittadinanza attiva".