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Il dottor Sottile

Lombardo e il suo re di danari


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Una volta si chiamavano menzogne bianche, white lies, e si riuscivano pure a perdonare. Ma l'altra sera, quando Raffaele Lombardo ha comunicato al presidente dell'Ars di trovarsi a Roma per un impegno improcrastinabile e invece se ne stava a Palermo nascosto in un appartamentino di via Magliocco, mezza Sicilia si e' vergognata per lui. C'era proprio bisogno di ricorrere a una bugia cosi' meschina per ottenere l'ennesimo rinvio di un dibattito dal quale il presidente della Regione teme di uscire sconfitto? C'era proprio bisogno di truccare ancora una volta le carte per sfuggire a una mozione con la quale le minoranze pretendono legittimamente di censurare i comportamenti di un assessore a dir poco imprudente?
Il Governatore, piaccia o no, e' con le spalle al muro. Non ha una maggioranza, non ha un programma e, quel che e' grave, non ha piu' gli interlocutori con i quali intessere, sottobanco, un progetto di galleggiamento. Fino al 25 ottobre c'era ancora la possibilita' che Giuseppe Lumia, con la sua antimafia inciucista, vincesse la partita interna al Pd. Ma le cose sono andate diversamente. La sfida e' stata vinta da Giuseppe Lupo, eletto segretario regionale a stragrande maggioranza. E Lupo, a differenza di Lumia, e' disponibile a qualsiasi dialogo e a qualsiasi confronto. Purche' alla luce del sole. Un sole che Lombardo - avvezzo ormai a una politica fatta di sotterranei e cunicoli opachi - non vuole mai vedere in faccia: la luce, anche quella piu' timida e fioca, lo abbaglia e lo acceca.
Fino a ieri, giovedi' 26 novembre, il presidente della Regione poteva contare anche sulla benevolenza, garbata e rassicurante, di un potere forte chiamato Confindustria. Gli imprenditori siciliani, oltremodo impegnati in una battaglia frontale contro il racket del pizzo, avevano creduto non solo alla sua scelta autonomista, ma anche alla sua dichiarata volonta' di riportare, all'interno di una amministrazione elefantiaca e sclerotizzata, principi elementari come lo snellimento delle procedure, l'alleggerimento dell'oppressione burocratica, la pulizia dei comportamenti. Ci avevano investito a tal punto che si erano esposti in prima persona: al momento della formazione della giunta avevano infatti "segnalato" come assessore all'Industria, Marco Venturi, un loro amico e collega. Ma ieri, giovedi' 26 novembre, si e' diradato anche il venticello caldo di Confindustria. Sul Sole 24ore, autorevole giornale della Casa, e' comparso un articolo di mezza pagina con il quale l'inviato Giuseppe Oddo ha fatto praticamente a pezzi Lombardo e il moralismo peloso con il quale, in questi ultimi mesi, ha tentato di mascherare la sua incapacita' di garantire ai siciliani un governo efficiente. Il titolo era gia' un ouverture: "Sicilia bloccata dalla malaburocrazia. Imprese esasperate dalle inefficienze della regione. In ritardo bandi, autorizzazioni e assegnazioni dei fondi europei".
Il resto, una requisitoria spietata e documentata fino all'ultima riga. Vi si narrava tra l'altro di uno strano superburocrate, Enzo Emanuele, che ufficialmente dovrebbe essere il custode dei conti di palazzo d'Orleans ma che di fatto e' diventato il plenipotenziario al quale il Governatore ha delegato il controllo di tutti gli affari che ricadono sotto il ricco, misericordioso e impalpabile manto della Regione. Un elenco del quale e' difficile cogliere l'inizio e la fine. Un potere sterminato, obliquo e bizantino, del quale il dottore Emanuele risponde, se risponde, solo a Lombardo. Il Ragioniere generale - scrive Oddo - "e' considerato un potere ombra, un uomo solo al comando, un recordman degli incarichi". "Artefice delle operazioni immobiliari della Regione, e' anche consigliere di sorveglianza di Sicilia patrimonio immobiliare, dove l'amministrazione ha imbarcato come socio non una primaria banca d'affari, ma Ezio Bigotti da Pinerolo, titolare di un gruppo privato di servizi per la gestione e la valorizzazione degli immobili. Proprio per la fallita vendita della seconda tranche di immobili, la giunta Lombardo e' stata costretta ad azzerare nel rendiconto del 2008 poco meno di un miliardo di entrate che avevano contribuito a edulcorare i bilanci regionali degli anni precedenti". Eppure nonostante simili tonfi, nonostante Ezio Bigotti da Pinerolo, il potentissimo Enzo Emanuele ha continuato ad accumulare poltrone su poltrone, emolumenti su emolumenti. Ha stregato a tal punto il cuore e la mente del Governatore che a settembre ha ricevuto a interim anche la direzione generale dei Beni Culturali e in ottobre la responsabilita' del piano regionale di attuazione dei fondi per le aree sott'utilizzate, i famosi Fas. Una tortina mica male: quattro miliardi e cento milioni.
"Se uno da' prova di inefficienza ci deve pur essere chi gli dica: vattene", accusa Giuseppe Catanzaro, vice presidente di Confindustria Sicilia, dopo avere elencato i disastri di tanta malaburocrazia. "Dobbiamo prendere atto che in Sicilia di pochi burocrati si continua a non parlare perche' i fatti indicano la loro intoccabilita'. Questo non va bene. E' uno scandalo al quale porre rimedio".
Ma chi dira' "vattene" a Enzo Emanuele? Glielo dira' Lombardo che, d'intesa con il senatore Pistorio, padre confessore delle piu' fameliche lobby, gli ha conferito i venti e passa incarichi; oppure Gaetano Armao, l'assessore al personale sulla cui testa pende una mozione di censura? Glielo dira' Gianfranco Micciche', il ribelle che gioca a Roma con Berlusconi e a Palermo contro Berlusconi; oppure Fabio Granata, il portaordini di Fini, che di notte inciucia con Micciche' che inciucia con Dell'Utri e di giorno incoraggia pubblicamente i magistrati che, per le stragi di mafia, vogliono incastrare prima Dell'Utri e poi anche Berlusconi?
Sul palcoscenico miserabile della politicuzza siciliana, Enzo Emanuele, con quel suo strapotere da eminenza grigia, resta comunque un personaggio d'alta tragedia e teatralita'. Mentre quelli che dovrebbero dirgli "vattene" sono, si' e no, i figuranti di una commedia che giorno dopo giorno scivola malinconicamente nella macchietta.

(Italpress)