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Il commento

La crisi senza senso


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crisi, governo, raffaele lombardo, Politica
Piccola premessa. Questo è un articolo un po' sui generis. Nel quale -  mettiamo subito le mani avanti - non troverete le risposte o le esegesi
della infinita crisi politica della sicula Regione. C'eravamo messi di  buzzo buono, con santa pazienza e buona volontà, per scrivere l'ennesimo  pezzo tra cronaca, analisi e retroscena il giorno dopo la movimentata seduta dell'Ars. Per provare a capire e a spiegare cosa passa per la  mente di Lombardo, quanti deputati del Pd muoiono dalla voglia di  inciuciare con lui e quanti hanno il mal di stomaco solo a pensarci, o  magari come è balzato in mente ieri sera a un gruppo parlamentare,  l'Udc, di chiedere che fosse messa comunque ai voti una mozione con cui  si chiedeva di togliere le deleghe a un assessore che già le aveva rimesse.

Volevamo provarci, dicevamo. Ma c'è uno scoglio sul quale si infrange  ogni tentativo, anche il più volenteroso, del malcapitato cronista. Una  verità scintillante nella sua semplicità. E la verità è che è difficile,  se non impossibile, scrivere qualcosa di sensato su una cosa che non ha  senso. E lo spettacolo che ci tocca sorbire da mesi guardando alla  politica nostra1na di senso non ne ha neanche un po'.

Alle aziende che boccheggiano, ai trentacinquenni a spasso che vivono  sul groppone di papà e mammà, agli investitori stranieri che dalla Sicilia si tengono ben lontani e se mai provano ad avvicinarsi se ne  pentono dopo sei minuti, ai commercianti che pagano il pizzo e a quelli che non lo pagano, a quelli che quando piove gli frana la montagna sulla  casa, a quelli che una casa non ce l'hanno e magari gli spetterebbe pure  ma un abusivo se l'è affittata a qualcun altro, ai disgraziati  dell'indotto Fiat che resteranno in mutande, ai ragazzi a cui non rimane che fare la valigia e cambiare aria come toccò ai loro nonni, ai  siciliani, insomma, immersi in un oceano di guasto, strazio e  desolazione, non importa nulla di tattiche, ribaltoni, sfregi e  vendette. E continuare a ricamare di penna su una sceneggiata talmente  desolante ci suona oggi come un'offesa alla dignità e all'intelligenza  di un intero popolo.

Ecco perché oggi, dopo l'overdose di ieri, saltiamo un turno nel  racconto di questa tragicomica crisi. Domani, insegna Rossella, è un altro giorno.