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Qual è la vera crisi

Mondi lontanissimi


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Ci sono due mondi contrapposti, entrambi siciliani. In quel mondo bizantino si discute di maggioranze variabili, di riforme futuribili, di assetti istituzionali. Ciascuno è a suo modo pupo e puparo. I comunicati fioccano. Gli onorevoli ci tengono a far sapere come la pensano. Ognuno indica se stesso come l'inclito, il puro tra i puri. Sono gli altri - sì, quelli là - che tramano insidie, boicottano, strappano gli ultimi fili della speranza dal prato secco della Sicilia. Qui la crisi è solo una parola.

In questo mondo nostro, in questa valle di sudore e lacrime, la Fiat chiude i battenti, la crisi divora le persone vive. Perfino ciò che parrebbe effimero, la vicenda di "Agrodolce", diventa una questione fondamentale di pane e lavoro. Qui la crisi è un convitato di pietra che non dà requie e toglie il sonno.

Viene voglia di canticchiare per non cozzare il capo contro il muro. Viene in mente Franco Battiato: "Parlami dell'esistenza di mondi lontanissimi". Una cosa è certa: il primo mondo - al di là delle chiacchiere - non ha nessun interesse a mescolare le sue spoglie immortali e garantite, la sua aristocrazia economica, con i destini del nostro mondo di straccioni. Sporadici ricongiungimenti sono previsti solo quando si apre la magica porta delle elezioni.

E allora uno potrebbe dire: diamine, votate un po' meglio. Sì, ma chi?