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Diversi momenti di tensione con i giornalisti

I due volti di Dell'Utri
nel giorno dei Graviano


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E' un Marcello Dell'Utri dai due volti, quello che vive il giorno cruciale delle dichiarazioni dei fratelli Graviano nell'ambito del processo d'appello a suo carico. Arriva in Tribunale alle 10 in punto il senatore del Pdl, già condannato a nove anni in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa. Impeccabile, nel suo completo scuro e camicia a quadri bianco-celeste. Ad attenderlo, già nel corridoio del primo piano del palazzo di giustizia di Palermo, decine di giornalisti in cerca di qualche commento sull'udienza che sta per cominciare.

Sembra tranquillo, nonostante i riflettori dei media siano tutti puntati su di lui, nonostante il gran parlare suscitato dalle dichiarazioni del pentito Gaspare Spatuzza (poi definito da Dell'Utri "un falso pentito"), venerdi scorso a Torino. Mantenendo un, almeno apparente, applomb, il senatore palermitano si siede tra i banchi della difesa con a lato i due avvocati, Nino Mormino e Alessandro Siracusa. Legge attentamente le carte processuali, riesce perfino a scherzare con i numerosi cronisti, molti dei quali seduti nei banchi normalmente riservati agli imputati, dice ridendo:"Vedo che vi siete seduti nel posto che vi compete"). L'unico gesto che tradisce un certo nervosismo è il ripetuto movimento dei polpastrelli che il senatore-imputato sbatte ritmicamente contro il banco dinanzi a lui. Anche dopo l'ingresso della Corte e l'inizio del dibattimento, Dell'Utri appare assolutamente controllato: sfoglia i faldoni processuali, parla di frequente con Mormino, non si scompone neppure dinanzi al muro di fotografi che si erge davanti a lui. Neanche la valanga di flash lo innervosisce.

Durante la prima pausa dell'udienza é, però, una domanda di un cronista su Mangano e le intercettazioni fatte sentire ieri sera durante la trasmissione televisiva "Annozero" a far perdere le staffe al senatore: "Su Mangano sono state dette delle cazzate, è tutto falso - dice parlando a voce molto alta e gesticolando in maniera piuttosto evidente - quello che è stato fatto da Santoro ieri sera è scandoloso". Dunque, dopo le "minchiate" di Spatuzza, ecco le "cazzate" sullo stalliere Mangano, definito più volte un eroe dallo stesso Dell'Utri.

Poi, sempre seduto tra i banchi della difesa, durante la camera di consiglio della Corte, circondato dalla selva di giornalisti e telecamere, all’ennesima domanda sul merito del processo, il senatore palermitano cede e si lascia andare ad uno sfogo assai concitato:  “E’ tutta spazzatura  - dice scandendo le sillabe - ma perché non cercano i veri mandanti delle stragi, pensate che sia stato io a preparare le stragi? Ma non scherziamo” chiude con un gesto di stizza. Dopo pochi minuti riprende l’udienza. Tocca a Filippo Graviano, collegato dal carcere di Parma, rispondere alle domande del procuratore generale Nino Gatto e del presidente della corte, Claudio Dall'Acqua. Alla domanda se conoscesse Marcello Dell’Utri, tutti i presenti in aula, Dell’Utri in testa, sembrano trattenere il respiro. Improvvisamente il brusìo cessa e tutti gli occhi si rivolgono ai monitor che inquadrano l’ex capomafia di Brancaccio. “No , non lo conosco”. E Dell’Utri sembra emettere un grosso sospiro di sollievo. Dopo la mancata deposizione di Giuseppe Graviano, che per motivi di salute si è avvalso della facoltà di non rispondere, è il turno di Cosimo Lo Nigro, altro mafioso della famiglia di Brancaccio tirato in ballo da Spatuzza.

Ulteriore momento di grande tensione in aula alla domanda del procuratore generale rivolta a Lo Nigro sul presunto incontro di Campofelice riferito alle deposizioni di Spatuzza). "Non sono mai stato a Campofelice, neppure lo conosco”. E Gatto a controbattere stupito: “Non conosce Campofelice?”. E Lo Nigro prontamente “ No perché signor procuratò non la posso non conoscere?” Risate in aula. Pochi minuti dopo le 13 termina l’udienza. Il senatore Dell’Utri cerca di guadagnare rapidamente l’uscita, scortato da una guardia del corpo, ma viene ancora una volta braccato dalle telecamere e dai giornalisti. Nonostante le smentite di Graviano rispetto a quanto detto da Spatuzza, è visibilmente teso. Quasi provato. Un cronista gli domanda: “E’ soddisfatto di quanto successo oggi in aula?” Ed il senatore stizzito: “Vuole che mi metta a saltare di gioia? Neppure quando sarò assolto farò una festa, sto già scontando la mia pena”. Poi a passo sostenuto si avvia verso le scale che conducono all’uscita del Palazzo di Giustizia, inseguito dalle ultime telecamere e da pochi giornalisti ancora in cerca dell’ultimo commento.