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L'aggressione al premier

Berlusconi colpito:
attenti alle parole


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(aggiornato alle 8 del 14 dicembre) Non rientra nei compiti che Livesicilia persegue l'analisi di fatti che non siano siciliani. Tuttavia, l'aggressione al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è un evento che travalica il confine che ci siamo dati. Ne dobbiamo parlare, perché è un discrimine  importante.


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(aggiornato alle 8 del 14 dicembre) Non rientra nei compiti che Livesicilia persegue l'analisi di fatti che non siano siciliani. Tuttavia, l'aggressione al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è un evento che travalica il confine che ci siamo dati. Ne dobbiamo parlare, perché è un discrimine  importante. Ne dobbiamo parlare perché sullo sfondo di quel labbro tumefatto e sanguinante che ha girato il mondo mediatico rischia di crearsi una spirale perversa che ci riguarda tutti, in quanto cittadini italiani. Avvertiamo acutissima la frattura da guerra civile che si sta creando.  Si saldano due blocchi egualmente irricevibili. Un blocco alla Bondi che parla di clima d'odio, mette insieme cose che non c'entrano niente,  cerca colpevoli politici e prepara una violenta reazione dialettica e forse materiale. Un blocco alla Di Pietro con i suoi penosi distinguo, con i suoi "ma" che finiscono per giustificare ciò che è ingiustificabile, in nome dell'istigazione. Dall'impatto di questi due elementi rocciosi e tetragoni al dialogo può scaturire solo un movimento tellurico autodistruttivo. Le note stampa in queste ore stanno confermando, purtroppo, l'irresponsabilità dei tanti. Vorremmo chiedere a Gianfranco Miccichè: che c'entra il gesto di un folle con il No B Day? Come si fa a metterli sullo stesso piano? Noi, che pure siamo dotati di discreta fantasia, proprio non ci riusciamo.
Noi, comunque, la pensiamo in un altro modo. Le parole non sono pietre. Mai. C'è una bella differenza tra il comizio e il gesto.   Le parole della politica, per quanto aspre, non possono essere prese come giustificazione, o pretesto, o cabina di regia di un atto di violenza.
C'è un solo colpevole: la follia del tale che, stendendo impropriamente la mano, ha dato vita al perverso gioco di incastri che si sta realizzando, per colpa di troppi che hanno a cuore le sorti della coalizione e non quelle del Paese.  Per il bene di tutti, dovremmo fermarci qui. Purtroppo, nessuno si fermerà. R.P.