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Il pm: no a strumentalizzazioni

Pm in tv, botta e risposta
tra Alfano e Di Matteo


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, Cronaca
Nuovo botta e risposta tra il ministro della Giustizia Angelino Alfano e alcuni Pm siciliani sui temi della lotta alla mafia e della ''visibilita''' dei magistrati. Il Guardasigilli, intervenendo oggi a Gela a una manifestazione per ricordare Rosario Livatino, il ''giudice ragazzino'' ucciso a 38 anni da Cosa Nostra, lo ha definito ''un magistrato esemplare'' indicandolo ad esempio per ribadire un concetto gia' espresso nei giorni scorsi, quello di lavorare di piu' nelle Procure e di apparire di meno in televisione. ''Livatino - sottolinea Alfano - era un magistrato che non amava i riflettori, che faceva parlare di se' per gli atti che compiva e che, come ricordava Giovanni Falcone quando diceva che la mafia uccide quegli uomini che lo Stato non riesce a proteggere, e' morto senza scorta, inseguito a piedi dai suoi carnefici''. Al ministro replica Nino Di Matteo, uno dei Pm di punta della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, proprio dalla tribuna di una manifestazione antimafia, alla presenza del leader di Italia dei Valori Antonio Di Pietro, che vede la partecipazione di altri magistrati. ''Il ministro della giustizia ci consiglia di andare meno in tv e lavorare di piu'. Vorrei rassicurarlo che il nostro lavoro non si ferma e credo che lo Stato debba andare in fondo nelle inchieste che riguardano le stragi perche' altrimenti, per quanti latitanti e mafiosi possiamo arrestare, a Cosa Nostra resterebbe in mano l'arma piu' forte, quella del ricatto''. Di Matteo rincara la dose:''Vorrei anche dire al ministro che i magistrati continueranno a lavorare fino a quando le procure non saranno desertificate e fino a quando i pm non saranno ridotti a puri notai delle attivita' investigative. Continueremo a ritenere che la mafia non e' solo bassa macelleria criminale ma ci sono persone che con essa hanno stretto patti e fatto carriere''. La requisitoria del Pm condanna senza appello la politica del Guardasigilli e i suoi richiami ai magistrati: ''Certe riforme in cantiere - dice Di Matteo - sono la morte della giustizia. Lasceremo che i politici parlino anche quando sono in malafede ma non sopportiamo che si continuino a strumentalizzare i morti, a cominciare da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino''. E proprio l'esempio di Borsellino (in sala e' presente anche il fratello del magistrato ucciso, Salvatore) serve a Di Matteo per confutare le tesi del ministro: ''Nei 57 giorni dalla strage di Capaci e quella di via D'Amelio, nonostante avesse altro a cui pensare, non ha mai rinunciato a parlare e ad incontrare i giovani e societa' civile, proseguendo in questo nella grande lezione di Rocco Chinnici''. Da Gela, che Alfano definisce una ''trincea nella lotta alle cosche'', il ministro annuncia invece un ''modello organizzativo flessibile'' per andare incontro alle carenze di organico degli uffici giudiziari siciliani ed evita di entrare nelle polemiche sul processo Dell'Utri che in questi giorni hanno infiammato il dibattito politico: ''Non sono entrato nel merito delle dichiarazioni di Spatuzza e intendo fare la stessa cosa rispetto a quelle di Graviano. Penso che le parole espresse davanti ai magistrati - chiosa il ministro - siano chiare. Spetta ai giudici valutarle''