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Fiat di Termini Imerese

La cinese 'Chery' smentisce interesse


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Il presidente dell' impresa automobilistica cinese Chery Automobile, Yin Tongyue, ha affermato oggi di "aver saputo dalla stampa" del suo interesse all' acquisto dello stabilimento della Fiat di Termini Imerse. In un' intervista al sito web sohu.com., Yin ha però confermato che la Chery ha intenzione di stabilire 15 fabbriche all' estero, "inclusi gli acquisti di fabbriche già esistenti che hanno sospeso la produzione". In un' altra dichiarazione anche il portavoce della Chery, Jin Yibo, ha sostenuto di "non sapere nulla" di un eventuale acquisto dello stabilimento in Sicilia.

La Chery è stata fondata nel 1997 dal governo di Wuhu, nella provincia dell' Anhui, una regione fortmente industrializzata dalla Cina orientale. L' impresa cinese ha avuto in passato contatti con la Fiat, con la quale nel 2007 aveva raggiunto un accordo per la creazione di una joint venture, che avrebbe dovuto produrre vetture con i marchi Fiat ed Alfa Romeo per il mercato cinese. Secondo la stampa cinese, l' attivazione della joint venture é stata rinviata in seguito alla crisi finanziaria mondiale. Nel 2001 un' altra importante compagnia cinese del settore, la Shanghai Automotive Industry Company (Saic) ha investito nella Chery, permettendole di usare la sua robusta struttura di distribuzione presente nel Paese. Alcuni dei suoi modelli, come la Chery QQ - che secondo la stampa specializzata coreana sarebbe stata copiata dalla Matiz della Daewoo - vengono esportati in numerosi Paesi dell' Asia e la compagnia ha intenzione di entrare sui mercati "maturi" dell' Europa e sono già esportati negli Usa. Oltreché con la Fiat, la Chery ha avviato collaborazioni con la Avl austriaca e con la Bosch tedesca. (Ansa)