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Dimissioni del coordinatore e futuro del partito

Castiglione dentro o fuori?
E il Pdl attende Lombardo


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Cascio, castiglione, lombardo, Mpa, pd, pdl, Politica
Il destino del Pdl in Sicilia ruota sempre più attorno alle eventuali dimissioni di Giuseppe Castiglione dalla carica di coordinatore regionale. Una rinuncia da parte del presidente della provincia di Catania potrebbe aprire lo spiraglio per un riavvio del dialogo con Raffaele Lombardo, sebbene il governatore - con il suo discorso di mercoledì scorso all’Ars - abbia tagliato i ponti con la corrente lealista, tacciata di aver causato “il massacro irreversibile” della coalizione uscita vincitrice dalle urne. Lo stesso Lombardo, tra l’altro, nelle ore successive alla nomina di Castiglione a presidente dell’Unione delle province d’Italia, ha sottolineato che il coordinatore del Pdl non ha “alcuna colpa particolare per la situazione attuale”, dichiarazione che lascia intendere come nemmeno le dimissioni farebbero cambiare idea al leader dell’Mpa, sempre più incline a formare un governo di larghe intese con l’appoggio esterno del Pd.

Il Pdl, in breve, prima di prendere qualunque decisione in merito al coordinamento regionale, vuole sondare gli umori di Lombardo, come spiega anche il presidente dell’Ars, Francesco Cascio sulla “Repubblica” di oggi. “Il Pdl nazionale - afferma - è disponibile a rivedere il coordinamento affidandone la guida a una figura super partes. Ma ciò accadrà solo se il governatore mostrerà la stessa disponibilità a riprendere un cammino insieme”. La parola d’ordine tra i ranghi del Pdl resta quindi la stessa: attendere. Attendere una nuova apertura, ad oggi improbabile, di Lombardo oppure un intervento risolutore dall’alto. Ossia da Roma. Ed è proprio per sollecitare questo intervento che sabato il capogruppo Innocenzo Leontini e gli altri deputati regionali hanno inviato una lettera a Silvio Berlusconi, chiedendogli in sostanza di risolvere la crisi interna al Pdl siciliano, la cui “versione ufficiale” rischia seriamente di rimanere fuori dalla giunta che il presidente della Regione nominerà entro fine anno. Ma adesso, con l’aggressione subita domenica dal premier, si allontana nel tempo la possibilità di una sua venuta in Sicilia per trovare una soluzione interna al partito, salvare il rapporto con Lombardo e scacciare i fantasmi di un suo definitivo allontanamento dal centrodestra.