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Il reato di immigrazione clandestina

"Questa norma è costituzionale?"
Dalla Sicilia ricorso alla Consulta


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corte costituzionale, immigrazione clandestina, incostituzionalità, Cronaca
Il giudice di pace di Agrigento, accogliendo la richiesta della Procura e della Difesa ha trasmesso gli atti di un processo per immigrazione clandestina alla Corte costituzionale sollevando la legittimità della norma introdotta con il cosidetto pacchetto sicurezza approvato quest'anno. L'atto era stato depositato dal procuratore capo Renato Di Natale, dall'aggiunto Ignazio Fonzo, e dal vice procuratore onorario Francesco Battaglia, al processo a carico di 21 migranti sbarcati nella Sicilia meridionale che si celebra davanti al giudice di pace di Agrigento. La Procura ha chiesto e ottenuto la sospensione del procedimento e la trasmissione degli atti alla Corte costituzionale. Luigi Manconi presidente di "A Buon Diritto" ha commentato: "Il giudice ha accolto anche le diverse eccezioni di costituzionalità sollevate dai legali Ernesto Maria Ruffini e Danika La Loggia per conto dell'associazione A Buon Diritto. In particolare, secondo il giudice, la norma presenta profili di incostituzionalità per la sua irragionevolezza e per la lesione del principio di uguaglianza previsto dall'art. 3 della Costituzione e delle norme internazionali sulla tutela dello straniero. Si tratta di un primo, circoscritto ma assi importante, risultato positivo per arrivare alla pronuncia di incostituzionalità di una legge che lede un diritto fondamentale della persona".

La decisione è del giudice di pace Giuseppe Alioto che sostanzialmente fa tutte "sue e condivide" le eccezioni costituzionali depositate il 22 settembre scorso dalla Procura di Agrigento e in parte quelle degli avvocati della difesa. "La scelta legislativa - avevano scritto i magistrati della Città dei Templi - ha comportato la criminalizzazione di una condizione che fino all'entrata in vigore della norma era di competenza esclusiva dell'autorità amministrativa". Nel documento si sottolineava che "il mancato rispetto delle norme sull'ingresso o sulla permanenza nel territorio dello Stato non può essere di per sé quale indice di pericolosità sociale" e che "la norma impugnata viola i principi costituzionali di ragionevolezza e proporzionalita". I magistrati hanno contestato il presunto "mancato rispetto degli obblighi internazionali assunti dall'Italia in materia di migranti", come il Protocollo dell'Onu sottoscritto a Palermo nel dicembre del 2000 ."Si ritiene che la norma impugnata - concludeva la richiesta della Procura di Agrigento - comportando l'incriminazione di persone che si trovano in una condizione in relazione alla quale si è assunto l'impegno di assisterle e proteggerle versi in una contraddizione vistosa e insanabile". Copia della dell'ordinanza, come di prassi, è stata inviata ai presidenti del Consiglio dei ministri, del Senato e della Camera dei deputati. (Ansa)