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Le beghe della maggioranza in Sicilia

A Roma suona la sveglia
Pdl, coordinatori in campo


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A Roma si sono svegliati. E, improvvisamente, si sono ricordati che c’è una regione, la Sicilia, dove da mesi è in atto una guerra interna a quella che una volta poteva chiamarsi maggioranza e dove, per effetto di questa guerra, i lavori dell’Ars vanno avanti a singhiozzo. Al punto che ieri, per uscire dallo stallo e ridare ossigeno all’economia dell’Isola, è stato necessario dare il via libera all’esercizio provvisorio di bilancio.

Dicevamo di Roma. Ieri c’era già stato l’attacco di due pesi massimi del Popolo della libertà. Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, e il presidente del Senato, Renato Schifani, con parole diverse avevano lanciato un chiaro messaggio a Raffaele Lombardo: o ritorni alla coalizione scelta dalle urne, rinunciando ai trasformismi e alle geometrie variabili col Pd, oppure meglio le elezioni anticipate. Ovviamente, da avversari. Ebbene, dopo Alfano e Schifani, punti di riferimento di quella corrente lealista in rotta col sottosegretario "ribelle" Gianfranco Micciché, oggi pomeriggio è stato il turno di altri tre pezzi da novanta del Pdl.

I coordinatori nazionali Ignazio La Russa, Sandro Bondi e Denis Verdini, hanno infatti diffuso una nota congiunta che sostanzialmente ribadisce le posizioni espresse dal Guardasigilli e dalla seconda carica dello Stato, completando così l’attacco incrociato del gotha del Pdl nei confronti del leader dell’Mpa e delle sue strategie per salvare il governo. “Invitiamo il presidente della Regione Raffaele Lombardo - si legge nella nota - a impegnarsi al massimo per ricomporre la maggioranza di centrodestra e a escludere qualsiasi ipotesi di ribaltone o di governo locale sostenuto direttamente o indirettamente da forze politiche diverse da quelle che hanno contribuito in modo determinante e maggioritario alla sua elezione”.

In breve, se ancora non lo si era capito, ai vertici del Pdl l’idea che Lombardo ottenga i voti del Pd per evitare le elezioni, proprio non piace. “Soluzioni diverse non sarebbero accettabili – prosegue il comunicato dei tre coordinatori – né per gli elettori né di conseguenza per il Popolo della libertà, che degli elettori è espressione e voce. In questo caso, infatti, verrebbero violati i principi della democrazia maggioritaria e si darebbe luogo a governi privi di legittimità popolare”.

La cosa non è però andata giù agli scissionisti, che replicano chiedendo ai coordinatori di pensare anche a risolvere le beghe di partito in Sicilia. Secondo la capogruppo del Pdl Sicilia all’Ars, Giulia Adamo “l’intervento dei tre coordinatori nazionali è il segnale che qualcosa si sta muovendo. Dopo il monito a Lombardo è bene che Bondi, La Russa e Verdini gettino uno sguardo anche sulle vicende interne al Pdl nell’Isola. Lo facciano in piena autonomia, ne hanno il potere: forse chi ha suggerito loro di prendere posizione sul governo regionale ha dimenticato quest’ultimo consiglio”. La Adamo respinge inoltre al mittente l’accusa di “ribaltonismo”, già avanzata da Schifani. “Non è in atto alcun tentativo di ribaltone. È sotto gli occhi di tutti che il governo Lombardo potrà contare sul sostegno dell’Mpa e del Pdl Sicilia, ossia quella parte del Popolo della Libertà che con onestà ha sempre appoggiato le politiche riformatrici del governo regionale”.