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La coppia di Carini

Mauritania, preso uno dei rapitori


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, Cronaca
La "piena collaborazione" promessa all'Italia dalla Mauritania per riportare a casa la coppia italiana sequestrata nel paese africano sta dando i primi frutti: le autorità di Nouakchott hanno arrestato la notte scorsa il presunto capo della banda dei rapitori di Sergio Cicala e della moglie Philomene Kabouree. Si tratta di Abderrahmane Ben Meddou, originario di una tribù nordica del Mali, che - come riportato dall'agenzia Nuova Cina, che cita fonti della sicurezza - avrebbe confessato di essere stato assoldato dall' Al Qaida del Maghreb islamico (Aqmi) con il compito di "sorvegliare e localizzare" la coppia di italiani. Il compenso pattuito, da riscuotere a operazione conclusa, sarebbe stato cospicuo: "22 mila dollari". Secondo altre fonti di stampa internazionale, come la France Presse e l'agenzia di stampa mauritana, non si tratterebbe del leader della banda dei sequestratori, quanto piuttosto di un uomo "sospettato" di aver collaborato al rapimento offrendo supporto logistico. Ben Meddou è stato catturato mentre, a bordo di un 4x4, cercava di lasciare la zona di Kobeny, ad un migliaio di chilometri a sud-est dalla capitale mauritana, per rientrare in Mali. La stessa località desertica dove, venerdì scorsò, è stato ritrovato abbandonato, crivellato di colpi d'arma da fuoco e con tutti i bagagli intatti, il furgone sul quale viaggiavano la coppia italiana e l'autista ivoriano dei quali non si hanno più notizie. Al momento il furgone è nelle mani delle autorità mauritane che lo stanno esaminando. Bocche più che mai cucite a Roma, dove la Farnesina non fa filtrare alcuna notizia sul rapimento dei Cicala. Il suo portavoce Maurizio Massari ribadisce infatti, ancora una volta, la validità della linea del silenzio stampa. Una linea che "ha pagato" in analoghe esperienze del passato. "Le supposizioni contribuiscono soltanto ad inasprire la situazione", ha puntualizzato oggi lo stesso ministro degli Esteri Franco Frattini che sarà in Mauritania l'11 ed il 12 gennaio, nell'ambito di una lunga missione programmata da tempo, che gli offrirà l'occasione utile per lavorare da vicino su questa vicenda. Nel frattempo non si ferma il lavoro dei diplomatici italiani attraverso tutti i canali aperti in Mauritania, in Burkina Faso (paese dove la coppia rapita aveva detto di essere diretta, ndr) e in Mali. Come confermato da Frattini, vanno avanti anche le iniziative in raccordo con la Spagna che, da un mese e mezzo, è impegnata alla ricerca di tre suoi cooperanti sequestrati sempre in Mauritania.