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Le feste degli alluvionati

Giampilieri, la speranza
del Natale a casa


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, Cronaca
"Un colpo al cuore, un pugno allo stomaco, un sentimento che pervade chi ha subito il dolore di vedere la propria casa distrutta". Sono le parole con cui  l’europarlamentare Pd, Rita Borsellino, giungendo a Giampilieri e a Scaletta per constatare personalmente la situazione nelle zone alluvionate, descrive il suo stato d'animo. A Giampilieri in tanti hanno perso la casa a causa dell’alluvione dell’1 ottobre scorso; in 300, residenti nella zona verde, sperano finalmente di rientrare nelle loro case prima di Natale, non appena il sindaco di Messina Giuseppe Buzzanca firmerà la revoca dell’evacuazione, oltre a Giampilieri, anche  ad Altolia, Molino e Briga superiore.
“La Regione deve essere vicina a questa gente nella ricostruzione – riprende Rita Borsellino – così da ridare a tutti quella normalità che consente di guardare al futuro. Lascia pensare però che, ad oggi, da quanto si evince dalla programmazione dei fondi europei 2007-2013, la Regione siciliana non ha ancora previsto un euro per la messa in sicurezza del territorio. É questo il modo con il quale si vogliono prevenire le tragedie?”.  Quindi sempre l’europarlamentare: “L'Europa ha già detto che il fondo di solidarietà non potrà essere utilizzato per Messina e ha invitato i nostri amministratori a spendere meglio le risorse comunitarie del programma operativo. Un invito che evidentemente non è stato ancora accolto; e fa rabbia che, mentre per un’opera inutile e dannosa come il Ponte sullo Stretto, il governo nazionale continua a stanziare centinaia di milioni, per l’emergenza messinese ha trovato ad oggi solo 60 milioni. Fondi che sono largamente insufficienti per garantire la messa in sicurezza delle frazioni collinari”.
A due mesi e mezzo dall’alluvione tra gli abitanti serpeggiano ancora troppi dubbi su quel che verrà e sulle reali condizioni di sicurezza del borgo. “Molti – spiega il presidente del comitato Corrado Manganaro – non hanno fiducia nei lavori di messa in  sicurezza. Questa preoccupazione spinge una minoranza a non voler tornare nelle proprie case. Ma le zone rosse sono transennate e sono stati creati percorsi alternativi in modo da passare nelle zone verdi senza dover attraversare quelle pericolose. Inoltre la mappatura di Giampilieri è pensata in relazione alle necessarie vie di accesso e di fuga”.
“Ci saranno – continua sempre Manganaro – presidi di assistenza sanitaria 24 ore su 24 e la scuola continuerà ad essere punto di raccolta in caso d’emergenza". Buone notizie anche sul fronte dei sussidi per gli affitti, i famosi mille euro mensili, che non sono ancora stati erogati: “I soldi sono partiti dal Comune  - spiega il presidente del comitato – e accreditati in banca proprio oggi”. Adesso si aspettano i singoli bonifici.
Sono tante però le frazioni di Messina Sud dove il rischio idrogeologico fa dormire sonni poco tranquilli ai suoi abitanti. Domenica Cristaudo, vicepresidente del I Quartiere parla di Pezzolo (“ci sono scivolamenti rocciosi, così come a Cumia”) e di Mili S.Marco: “L’intero villaggio – spiega – è in zona R4, vale a dire ad alto rischio di dissesto idrogeologico. Negli anni passati diverse alluvioni potevano scatenare la tragedia, è andata bene forse perché avvenute di giorno. Nel 2007 è crollata una parte rocciosa in contrada Rota vicino al cimitero. La precedente amministrazione comunale, dopo anni d’attesa, è intervenuta collocando una rete a protezione del costone roccioso. Nel 2008, invece, tre famiglie in contrada Madonna Rosa, detta anche Due Mulini, hanno perso la casa e ancora oggi sono senza”.
“Nel villaggio Tremestieri, invece, si rischia di rimanere bloccati” – fa da eco un collega di circoscrizione, Domenico Allone -. “Non ci sono vie di fuga – precisa – io ho segnalato con una mozione la possibilità di realizzarne una sul torrente Larderia, una soluzione anche economica, che consentirebbe di smaltire il traffico nella zona ma, soprattutto, sarebbe utilissima in caso di situazioni di emergenza”.
Lo spirito positivo da queste parti riesce comunque a superare il dramma e l’incertezza. La voglia a Giampilieri risiede nella forza di ricominciare. Dopo la Posta, una dietro l’altra hanno riaperto due macellerie, un bar e tra poco anche la farmacia. Lorenza Rizzo, insieme al marito Filippo De Luca, non vedono l’ora di riaprire il loro ristorante in via Damuso, uno dei vicoli storici del centro, caratterizzato da archi in mattoni a faccia vista risalenti al 1700.
“Facciamo avanti e indietro per riordinare tutto, dice Rizzo. Non appena il sindaco firma l’ordinanza noi riapriamo e festeggeremo con una piccola festa natalizia in famiglia”.
Proseguendo in direzione Catania, lungo la vecchia strada statale, non si può rimanere impassibili davanti la scena di palazzi sventrati nel comune di Scaletta Zanclea. I segni della crudele forza della natura si sono infranti anche su quel che resta dell’antico  palazzo Ruffo. Lo spazio di fronte, vicino al mare, è il luogo delle vittime mai restituite dal fango e probabilmente finite nelle acque dello Stretto, come Santi Bellomo, il macellaio del luogo, la cui foto è in bella vista sul muro di quel che resta della sua la macelleria. Numerosi i bouquet di fuori lasciati sotto il piccolo “altare di strada” in segno di cordoglio, che fanno da triste cornice all’affievolirsi delle speranze di ritrovare quei corpi dispersi. Sopra Scaletta Zanclea c’è il piccolissimo borgo di Guidomandri, in tutto 130 abitanti. All’ingresso del paese un albero di Natale con le coccarde rosse ricorda che è tempo di Vigilia e feste. È l’albero di nessuno, nel paese di nessuno. Il vento scuote i rami e sembra l’unica voce che prova a mormorare una parola all’orecchio. Qui ogni angolo è deserto, le case vuote, il centro un luogo fantasma. L’unica tabaccheria che fungeva anche da salumeria è chiusa. La saracinesca della vetrina, però, è appena alzata quel tanto che basta da consentire di guardare timide luminarie di Natale: sono segno di presenza umana che, quando è possibile, anche per poche ore torna nel paese natio. Antonino Tavilla non è un fantasma anche se percepire i suoi passi alle spalle per qualche attimo inquieta; lui è l’unico abitante di Guidomandri che oggi è voluto tornare ad assaporare per poco tempo i luoghi del paese. “Sono a casa di mio figlio – racconta – la mia è stata distrutta. Per me è triste vivere lontano da qui. A Guidomandri sono nato e cresciuto e vorrei tornarci anche per morire. Spero che le istituzioni mi ascoltino e che mi diano una casa in zona, non voglio trasferirmi distante”. In lontananza si sentono i rintocchi della campana della chiesa, un richiamo inascoltato che fa da promemoria a Tavilla: “In mattinata sono salite delle signore per ripulire la chiesa in vista della messa di Natale”. Qui, nonostante tutti siano sfollati, il 25 gli abitanti torneranno a riunirsi insieme al parroco per celebrare il mistero di quella Natività divina che è anche simbolo della voglia di nascere nuovamente anche in questo coriandolo di case, sopra la collina che a precipizio guarda il mare.
La maggior parte degli sfollati di Guidomandri, precisamente 87, si trovano ospiti dell’hotel ‘Kennedy’ di Sant’Alessio Siculo. Raccontano: “Non siamo mai più tornati in paese da quella tragica notte”. “Non esistono le vie di fuga, con le auto si può arrivare fino alla piazza principale, poi le stradine si restringono così tanto da consentire solo il passaggio a piedi. Io abito nella zona verde ma per attraversarla devo necessariamente passare da quella rossa, con quali rischi…” Sono le parole di Grazie Fleres la titolare proprio della tabaccheria di Guidomandri, che poi insiste: “Noi non torniamo nemmeno se il sindaco (di Scaletta, Mario Brigulio, ndr.) firma l’ordinanza di revoca dello sgombero, in paese si rischia di rimanere intrappolati”.
Briguglio il 4 ottobre, infatti, ha siglato un’ordinanza per lo sgombero delle persone che abitano nelle frazioni di Scaletta marina, Guidomandri e Scaletta superiore. “Hanno ripulito il borgo dai detriti, spiega Fleres, sistemato le fognature, riattivato luce ed acqua, ma per la messa in sicurezza ancora nulla. Non vogliamo soldi o case, chiediamo solo di poter vivere tranquillamente, anche perché se non si mette in sicurezza Guidomandri in caso di nuove frane rischiano di scompare anche Itala e Scaletta che in linea d’aria sono situate proprio sotto nella dorsale collinare”.
Tra le asettiche pareti di un albergo c’è la tristezza di un Natale fuori dalla propria casa. Chi potrà passerà questi giorni festivi da parenti e amici, gli altri in hotel (è stato organizzato un cenone). Intanto il comitato appositamente costituito ‘Tornare a Guidomandri’ con ferma convinzione vuole portare avanti la causa collettiva contro lo Stato. Il presidente Guido Campanella evidenzia: “Chiederemo anche i danni pregressi, oltre a quelli attuali, relativi all’alluvione del 2007. L’assistenza legale è curata dall’associazione ‘Consumatori associati’ che ha nominato un perito di parte, il quale sta completando uno studio per quantificare il totale dei danni e per accertare che la tragedia dell’ottobre scorso poteva essere evitata”.
“Siamo tutti compatti – conclude Campanella – nel non voler tornare a Guidomandri senza le necessarie garanzie di una vita tranquilla”.