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Il Natale della solidarietà

A casa di Biagio Conte
ho incontrato la speranza


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, Cronaca
Fra le esperienze che un uomo deve fare, ancor di più se palermitano, c’è quella di andare a trovare Biagio Conte nella sua comunità, anche per chi ha deciso che durante il proprio percorso di vita non c’è spazio per la fede e il cristianesimo. E' proprio a ridosso delle feste che la “Missione Speranza e carità” è nel pieno delle proprie attività, per dare rifugio ai tanti senzatetto che affollano i luoghi ormai noti alla città, come per esempio la stazione centrale. E’ li che Biagio Conte ha cominciato il suo cammino, dopo avere deciso a 26 anni di seguire una strada inusuale, fatta d’amore e speranza. 
Biagio mi invita a partecipare alla preghiera dell’una, nella chiesa che alcuni volontari hanno realizzato: dagli affreschi della Via Crucis al mosaico dietro l’altare, realizzato qualche anno fa dalle ultime classi del liceo artistico di Monreale. “E’ fantastico quando un ‘fratello’ (così chiama chiunque in gesto d’affetto), non del tuo stesso credo, accetta un invito del genere. Dovrebbero farlo in tanti. E invece molti si celano dietro qualche paletto ideologico”. E mentre nell’anticamera della cappella ci racconta le sue infinite esperienze c’è un continuo ‘passìo’ di persone che appartengono alla comunità, e Biagio ci tiene a raccontare ogni storia, sempre con lo stesso sorriso, con un bagliore negli occhi che farebbe rabbrividire anche i più insensibili. C’è C., che in un colpo solo ha perso la casa, il lavoro e la moglie, presa da attacchi di depressione profonda, che necessariamente si è riversata sui due figli. Ci sono tanti i cui problemi derivavano da condizioni economiche disagiate, e come in un circolo vizioso, la corsa terminava nell’alcolismo, nella droga, nella malavita. A tutti Biagio ha dato la stessa risposta, colma d’amore e fratellanza. E dentro il centro d’accoglienza, uno dei tre dove opera la missione di Biagio Conte, si respira una certa armonia, che ovviamente qualche volta è stata infranta, “ma sono casi rari”dice il missionario. Lì ci sono solo cinque semplici regole: 1)non si beve; 2)nessuna droga; 3)nessun tipo di violenza; 4)non rubare; massimo rispetto nei confronti dei fratelli. Cinque semplici regole per il quieto vivere. E continuando il giro del complesso Biagio spiega anche il significato del simbolo che adesso rappresenta la “Missione Speranza e carità”: la base di un albero tagliato, dal cui lato esce un germoglio, simbolo della rinascita e sopra una colomba bianca, che vola verso un sole splendente. A realizzare l'opera in marmo uno degli accolti, un colombiano che ormai vive al Nord, avendo avuto la fortuna di trovare un lavoro lì. “La speranza è quella di dare qualcosa ai nostri fratelli che non sia soltanto l’accoglienza, un tetto e un pasto in queste fredde giornate. La speranza è quella di dare loro un futuro dignitoso", dice Biagio.  Bisogna ricordare che quanto viene fatto la dentro è tutto autoprodotto, con qualche aiuto, economico e non, dei cittadini che volontariamente si sentono di dare il loro contributo.