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Rinnovato per 4 mesi il contratto Gesip

Amia, approvata ricapitalizzazione


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amia, palermo, rifiuti, Politica
All'alba il Consiglio comunale di Palermo ha approvato la ricapitalizzazione dell'Amia, l'Azienda municipale per i rifiuti (con un apporto finanziario di circa 95 milioni di euro). Si e' astenuto il centrosinistra. E' stato rinnovato, inoltre, per quattro mesi il contratto di servizio Gesip con lo stanziamento di dieci milioni di euro con fondi Cipe. Per tutta la notte dipendenti Gesip e Amia hanno manifestato davanti al Municipio per chiedere garanzie sul loro lavoro. "Salutiamo con soddisfazione l'atto di responsabilita' del Consiglio comunale di Palermo - dicono Mimmo Milazzo, segretario generale della Cisl palermitana, e Dionisio Giordano, responsabile del settore ambiente della Fit Cisl - e attendiamo adesso che le nuove risorse economiche a disposizione dell'azienda consentano alla stessa di dotarsi di nuovi mezzi necessari per assicurare un servizio adeguato alla citta'''. ''Riteniamo inoltre indispensabile - aggiunge Milazzo - che da gennaio 2010 si apra a Palermo una nuova stagione di confronto tra governo cittadino, Consiglio comunale, organizzazioni sindacali e imprenditori per affrontare organicamente la struttura del bilancio e il riordino delle societa' partecipate''.

La ricapitalizzazione e' stata votata dal Pdl e dall'Udc, mentre Mpa, Pd e Idv si sono astenuti. Sull'Amia grava un'istanza di fallimento presentata dalla Procura di Palermo che ha accertato un passivo di circa 119 milioni. Mentre la stessa ex municipalizzata, in una memoria depositata al tribunale, ha indicato in oltre 201 milioni l'ammontare dei debiti della societa' al 30 settembre del 2009. Sulla vicenda i giudici dovrebbero pronunciarsi il 20 gennaio. In ginocchio per i debiti milionari accumulati in anni di gestione dissennata; al centro di polemiche per le evidenti inefficienze del servizio; l'Amia e' oggetto di diverse indagini: una per truffa, l'altra per due ipotesi di falso in bilancio. Entrambe sono ormai concluse. In tutto i pm hanno chiesto il rinvio a giudizio di 36 persone, tra operai fannulloni, dirigenti compiacenti e vertici accusati di avere truccato i conti. Il tutto mentre sulle scrivanie della Procura si accumulano le carte di altri filoni di inchiesta: quello sugli appalti irregolari e sui dipendenti assenteisti.