Live Sicilia

Micciché dice la sua verità

"Quale ribaltone? Ora stop alla guerra"


Articolo letto 594 volte


giunta lombardo, micciché, sicilia, Politica
"Alcuni sostengono che è ribaltone! Ma dov’è il ribaltone? Capisco l’acrimonia, gli asti, il dover spendersi in dichiarazioni di parte, capisco il nervosismo che in taluni diventa odio politico. Ma è tutto un ciarlare, fa tutto parte di quella politica parolaia, nella quale, lo ammetto, anch’io talvolta mi ritrovo invischiato e che però rimane soltanto sterile polemica, buona solo a rimpire le pagine dei giornali". Lo scrive il sottosegretario Gianfranco Micciché sul suo blog aggiungendo di voler "cessare questa stupida guerra all’ultima dichiarazione, dove non c’è mai un vincitore, in cui sembra che tutti abbiano ragione, dove a perdere sono solo i siciliani, in cui ad aver torto sono soltanto loro. Voglio mettere da parte le parole e attenermi ai fatti: quelli sono oggettivi, nessuno li discute".

E dice la sua verità. "Circa un anno e mezzo fa volevo candidarmi a Governatore della Regione e per questo entrai in competizione con Raffaele Lombardo; ma qualcuno (anche e soprattutto del mio stesso partito) me lo ha impedito, convincendo Berlusconi che Lombardo fosse la scelta giusta.

La scelta cadde proprio su Lombardo, io mi sottomisi con senso di responsabilità alle ragioni della coalizione e feci campagna elettorale per il nostro candidato.

Lombardo vince e comincia a governare, contraddistinguendosi per una tendenza riformatrice che, almeno a parole, tutti invocavano; ma dopo qualche mese, quegli stessi soggetti che lo avevano voluto al Governo al posto mio, cominciano a remare contro, probabilmente perchè, al di là delle parole di circostanza, Lombardo inizia a toccare nervi scoperti e interessi coperti, ma forse anche perchè il Governatore si macchia della “colpa” di riuscire a dialogare con me, più di quanto non riesca a fare con gli altri.

A differenza, infatti, dei miei colleghi del Pdl e di quelli dell’Udc, io mantengo fede al mandato degli elettori e, sebbene utilitaristicamente mi converrebbe cavalcare il malcontento e far cadere Lombardo per ripropormi (cosa che peraltro mi è stata offerta), continuo invece a sostenerne il Governo, anche perchè convinto della strada riformatrice da esso intrapresa.

Per via delle continue, talvolta subdole, ostilità (vedi vicenda fondi Fas), il primo Governo Lombardo entra in crisi e viene avvicendato da un Lombardo bis, in cui i cosiddetti lealisti, nonostante tutto, continuano a essere rappresentati con ben due assessori (Milone e Beninati).

Le cose però non migliorano, anzi Lombardo deve registrare non solo l’ostilità (adesso comprensibile) dell’Udc, ormai all’opposizione, ma incomprensibilmente anche quella dei deputati lealisti, sebbene essi siano rappresentati in Giunta.

Le ostilità dei lealisti raggiungono un livello di criticità massima, quando questi bocciano in aula il DPEF, decretando di fatto la fine del Lombardo bis e mettendosi manifestamente all’opposizione.

Lombardo deve andare avanti, non può cedere, non può mollare, deve fare le riforme di cui la Sicilia non può fare a meno e ovviamente può farle solo con chi ci vuole stare.

Lombardo forma un nuovo Governo, con assessori che fanno riferimento alle aree politiche che ci vogliono stare e con dei tecnici, alcuni dei quali pare abbiano delle simpatie per il Pd; ma un tecnico (anche questo è un fatto, il resto sono solo parole) viene scelto per le sue competenze, non per le sue simpatie politiche, e non si può pensare di chiedere a un insigne economista o ad uno stimato dirigente per chi ha votato alle ultime elezioni, prima di chiedergli di mettere al servizio del Governo quelle competenze; e comunque (altro fatto) oggi leggo le dichiarazioni di Lupo, Segreterio regionale Pd, il quale afferma di non aver dato nessuna indicazione.

Ecco- conclude Micciché - questi sono i fatti incontrovertibili, che incontrovertibilmente dicono non esserci stato nessun ribaltone, ma solo la ferma volontà di andare avanti e di fare quelle riforme di cui la Sicilia ha bisogno (riforma burocratica e accelerazione della spesa, prima di tutto). Quella stessa Sicilia che se ne frega di tutto sto teatrino, quella stessa Sicilia che se ne frega se un assessore è lealista o ribelle, se è tecnico o politico, quella Sicilia che è stanca, anzi nauseata della politica delle parole, perchè vuole solo fatti".