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Spoon River a Messina


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(DI PIERANGELO SAPEGNO - tratto da www.lastampa.it)Tanti giorni dopo è come se il diluvio non fosse mai finito, come se, nel dolore che è rimasto, ci fosse tutto quello che non si può più vedere, sparito nel fango e nella pioggia, condannato per sempre dentro al mare infinito dell’assenza. Sette croci senza niente, sette storie senza fine. C’è una ragazza che viene trovata morta il primo giorno sotto il nome di Katia De Pasqua, mentre la sua matrigna scoppia in lacrime davanti ai colleghi di una tv locale, e il giorno dopo viene dichiarata dispersa con il nome di Ketty De Francesco: è la stessa persona, lo stesso corpo che non esisteva.

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messina, pierangelo sapegno, Scelti per voi
(DI PIERANGELO SAPEGNO - tratto da www.lastampa.it)Tanti giorni dopo è come se il diluvio non fosse mai finito, come se, nel dolore che è rimasto, ci fosse tutto quello che non si può più vedere, sparito nel fango e nella pioggia, condannato per sempre dentro al mare infinito dell’assenza. Sette croci senza niente, sette storie senza fine. C’è una ragazza che viene trovata morta il primo giorno sotto il nome di Katia De Pasqua, mentre la sua matrigna scoppia in lacrime davanti ai colleghi di una tv locale, e il giorno dopo viene dichiarata dispersa con il nome di Ketty De Francesco: è la stessa persona, lo stesso corpo che non esisteva.

Il meccanico
Invece, Alessandro Sturiale era nel furgone con il fratello più grande, Onofrio: stavano tornando a casa dopo il loro lavoro da meccanico, e l’ondata di fango che è venuta giù ha cancellato solo lui, lasciando la macchina, l’altro corpo, la strada, tutto pietrificato sotto il diluvio, come se in realtà non ci fosse mai passato per quel destino. E c’è l’impresario edile sparito nella casa che doveva salvare. Ed è scomparsa anche la casa. La storia dei morti che non esistono è assurda come la loro fine, simbolo tragico di un dolore ingiusto. Un mese e mezzo dopo il diluvo restano sei dispersi e il cadavere di una donna senza passato e senza nome. Il suo corpo non è stato riconosciuto da nessuno e nessuno l’ha mai cercato. E’ più alta e diversa dalle due donne sparite nel nubifragio di Messina, è bionda e più grossa: non può essere nessuna delle due.

La ragazza
Una è Ketty De Francesco. Ha 29 anni, è bruna, con i capelli neri lisci, il naso a patata, gli occhi grandi nel sorriso che sua mamma distribuisce ancora in giro, disperatamente, per ritrovarla. Quella sera era in macchina con un’amica a Scaletta Zanclea. L’onda le travolge, l’amica si salva e lei chiama il padre al telefono: «Papà aiutami, vieni a salvarmi...». Al Policlinico di Messina c’è il suo nome nell’elenco dei morti, Katia De Pasqua, e la nuova compagna del papà ha una crisi di pianto nel corridoio: la devono soccorrere. Il giorno dopo, però, la mamma, separata dal padre, non riconosce nessuno tra i cadaveri dell’obitorio e va in tv a protestare: «Ridatemi mia figlia, viva o morta. Si chiama Ketty De Francesco». Ketty doveva sposarsi dopodomani: c’è ancora l’annuncio nella bacheca del Comune. La vita dei fantasmi.

L’insegnante
Come quello inesistente di Carmela Cacciola, l’altra donna scomparsa, 58 anni, insegnante, una passione per il sushi e per i libri Feltrinelli, molte amiche sparse in giro, anche se qui, a Scaletta Zanclea, viveva da sola, in un’abitazione all’inizio del paese, vicino al ponte. Quella casa oggi non c’è più ed è già tanto se il corpo di Carmela se l’è portato via il mare. Però, all’inizio sparisce nella sua solitudine. E’ un’amica di Palermo che si fa viva sui blog di internet per cercarla: «Io so che abitava lì, non mi risponde più, ditemi dov’è». Non le dicono niente. Come se una persona scomparsa non fosse niente. Ma in quella notte non spariscono solo le persone. Svaniscono le case, nel fango che tracima dal monte. Santi Bellomo e Carmelo Ricciardello finiscono dispersi sotto le macerie del palazzo accartocciato su se stesso, che diventa il simbolo di questa alluvione, in via Roma 65.

L’impresario
Carmelo Ricciardello, 58 anni, è un impresario edile di Brolo, e la sua azienda è «specializzata in lavori di consolidamento e ristrutturazioni di edifici storici, monumentali, civili e industriali». Fa tutto. Quel giorno va a Scaletta per dei lavori in quel palazzo. Finisce inghiottito dalla morte, portato via da tutto. Il macellaio Invece, Santi Bellomo, 70 anni, lì dentro ci finisce solo per salvarsi la vita. E’ un macellaio, Santi. Macellaio suo padre, macellaio suo figlio. La macelleria adesso è distrutta, il marmo screziato, il bancone trascinato via dal diluvio, le pareti spezzate. Suo figlio Eugenio era andato a mettere in salvo i nipotini e la mamma Rosa. Santi era rimasto lì cercando di salvare quello che poteva. Forse aveva aiutato qualcuno di quelli in strada. Poi era corso dentro alla casa scomparsa, nella vita dei fantasmi.

Il contadino
Anche Bartolo Sciliberto, 43 anni, da Altolia, è finito in quel regno. Fa l’agricoltore, ha un po’ di terra e due case. Se fosse vivo non le avrebbe più: è sparito assieme a loro. Viveva in un edificio a due piani con la scala in muratura per accedere all’ingresso, come racconta il cognato, Antonio Bonfiglio, descrivendo la finestra sfondata, le pareti trapassate da parte a parte. Bartolo era andato sotto a salvare le macchine. E’ corso via con un amico, ma è rimasto sepolto sotto. Adesso c’è solo il profumo della sua vita, l’acre odore dei mosti, risalendo i vicoli del paese. Piaceva tanto ad Alessandro Sturiale, 22 anni, che era un evangelico come suo fratello Onofrio, e come Ketty De Francesco. E’ sparito dal furgone che guidava suo fratello, Onofrio. Nessuno sa spiegarsi perché. Nella Chiesa del rione Camaro, a Messina, hanno fatto una preghiera l’altro giorno. Perché il Signore, almeno Lui, lo sa dov’è finito.