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Il dibattito sul blog di Palazzotto

Giornalisti, pescatori di anime


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, Cronaca
Cosa siamo noi giornalisti? (Professionisti, pubblicisti, miliardari, straccioni, con la Cadillac, con la macchina degli inizi. Per "noi" intendo quelli che amano questo mestiere e si battono per migliorarlo). Bella domanda che nasce spontanea, dopo il sasso gettato nello stagno da Gery Palazzotto, uno che ha il pregio di non nascondere la mano. Ecco, noi siamo modesti pescatori di anime. Navighiamo tutta la vita sulla tolda di una baleniera a caccia della notizia, sfregiati dagli spruzzi di acqua salata. Intravvediamo il dorso bianco della nostra Moby Dick e lanciamo la fiocina, un attimo prima che lei si immerga. E crediamo che l'importante sia questo: mettere a segno la fiocinata giusta, il colpo saggio. Ma noi, in verità,  non cacciamo per prendere l'inafferrabile Moby. Noi affrontiamo il viaggio per essere degni delle anime, dei lettori, che assistono alla nostra caccia. Quello è il senso, quello è lo scopo. Il traguardo è spiare - di sottecchi - sull'autobus qualcuno, chiunque, che ti legge sul giornale. Lottiamo per acchiappare Moby, tuttavia vogliamo fiocinare occhi che non ci conoscono, portarli sull'orlo delle nostre parole scritte e non vederli andare via mai più. Vogliamo tenerli con noi, col miraggio di avere raccontato un fatto, di essere stati utili in coscienza e onestà.
C'è chi è morto per questo. C'è chi sopravvive a stento. C'è chi vive alla grande.  Ci sono ragazzi (sono tanti a Livesicilia) che lavorano con amore e vecchi che quell'amore non lo hanno mai scordato. Ci sono persone che affrontano la fame, l'insicurezza e la stupidità di coloro che sentenziano: "I giornalisti sono tutti gli stessi". Certo, si starebbe meglio in un mondo più giusto, meno precario, perché l'informazione è un diritto di tutti e un giornalista precario rischia di essere meno libero. Certo, lo sappiamo.
Lo sappiamo però non per questo smetteremo di lanciare e colpire, assistiti dal dio dei vagabondi. Noi, quelli che stiamo in mezzo all'acqua salmastra e ci illudiamo di cercare Moby Dick, mentre vogliamo solo un'anima straniera a un passo dal nostro corpo fatto di sale, illusioni e virgolette.