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Parla il gioielliere derubato in via Dante

"Palermo, fai schifo"


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, Cronaca
"Sì abbiamo paura. Palermo è davvero una città pericolosa per noi commercianti, fa schifo". Uno  sfogo, a metà tra lo sdegnato ed il rassegnato, quello di Nicola Arceri, titolare della gioielleria di via Dante, bersaglio del furto della scorsa notte, andato a segno solo in parte.  I malviventi sono riusciti a portar via una dozzina di orologi in metallo, ma sono stati costretti a lasciare la cassaforte sul marciapiedi antistante il negozio derubato. "Episodi di questo tipo si verificano praticamente di continuo e -prosegue Arceri- riguardano tutti, dalle gioiellerie alle farmacie". Non solo, dunque, “pizzo" ed intimidazioni, ma anche violenze fisiche e rapine da film consumate in pieno centro senza che nessuno si accorga di niente. Tempi duri per i commericanti palermitani. La stessa bottega orafa era finita nel mirino dei ladri già nel 2005. In quell'occasione il titolare del piccolo esercizio commerciale di via Dante era stato anche duramente percosso dai malviventi: “Nel 2005 ho subito davvero un danno enorme non solo dal punto di vista fisico".
“In quell'occasione - proseguono all'unisono Nicola Arceri e la moglie ancora alla prese con gli ultimi lavori per rendere nuovamente presentabile la bottega dopo il colpo subito - sì che ci hanno rovinato, svaligiando il negozio di tutta la merce preziosa". Dopo la rapina di 5 anni fa Arceri aveva deciso di non riassortire più di tanto la sua bottega orafa proprio nel timore di nuovi colpi ai suoi danni: “Il mio è un negozietto, ci permette di sopravvivere, ma non siamo ricchi: non capiamo come una banda di ladri professionisti si accanisca contro una piccola bottega come la mia",  afferma sconsolato Arceri con la cassaforte, bottino mancato del furto fallito, ancora in bella mostra all'interno del suo locale. Nonostante il nuovo tentativo di furto ai danni della sua attività Arceri, smentendo notizie circolate su alcuni organi di stampa e ridimensionando l'ammontare del danno subito (“Sicuramente molto meno dei diecimila euro riportati da alcuni giornali, bensì intorno ai duemila euro"), dichiara di non voler demordere: “ Per il momento non intendo chiudere il mio negozio, in qualche modo  dovrò pur campare". La dinamica del colpo di via Dante della scorsa notte sembra ripercorrere, nelle sue modalità di svolgimento (allarme disattivato grazie al taglio dei cavi della corrente elettrica e cassaforte disarcionata dal muro con un braccio meccanico), un furto dello scorso novembre ai danni di un'altra gioielleria: la “Sabrina" di via Francesco Raimondi nella zona del Capo. Anche in quell'occasione, però, la gang della cassaforte fu costretta dal tempestivo intervento di una guardia giurata ad abbandonare la refurtiva.