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Fiat, il sindaco Burrafato pronto alla protesta

"Sciopero della fame
per salvare Termini"


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fiat, salvatore burrafato, termini imerese, Cronaca
“Se servisse a qualcosa, sarei pronto a fare lo sciopero della fame per i lavoratori della Fiat”. Non ha dubbi Salvatore Burrafato, primo cittadino di Termini Imerese: “Le ultime dichiarazioni di Marchionne – dice – risalgono a qualche giorno fa, quando ha confermato da palazzo Chigi la chiusura dello stabilimento Fiat il 31 dicembre 2011: duemila e duecento famiglie hanno iniziato il conto alla rovescia, consapevoli che non avranno garantito un futuro. Senza contare che il Pil dell’intero comprensorio subirebbe una batosta senza precedenti”.

Chi rischia maggiormente?
“I giovani, senza ombra di dubbio. Lo stabilimento Fiat è nato nel 1970, quasi tutti i lavoratori in età avanzata sotto il profilo professionale saranno seguiti nel percorso di accompagnamento pensionistico. Ma i giovani dell’indotto rischiano di restare in balìa degli ammortizzatori sociali. Non a caso, proprio loro, i giovani lavoratori dell’indotto, sono stati la punta più avanzata della protesta, prima in municipio, poi nella maggiore chiesa della città, appellandosi alle istituzioni civili ed ecclesiastiche”.

Cosa farete a livello istituzionale?
“Come sindaco sento innanzitutto la responsabilità di stare accanto ai lavoratori. Credo inoltre che come comunità intera dobbiamo capire in che modo intervenire. Sa, ancor prima dell’incontro a palazzo Chigi dicevo che su Termini se ne erano sentite davvero di cotte e di crude: i cinesi, gli indiani, il più grande centro di rottamazione auto del Mediterraneo … oggi abbiamo il dovere di continuare il confronto serrato coi vertici Fiat e aggrapparci a quel tavolo assicuratoci dal ministro Scajola. Bisogna affrontare seriamente la questione delle diseconomie legate allo stabilimento e individuarne le criticità: se esistono delle diseconomie per Fiat, saranno le stesse anche per altri eventuali investitori. Per questo bisogna intervenire in tempo e garantire al territorio la sua ormai consolidata vocazione industriale”.

Le proteste da parte dei lavoratori continueranno? Le istituzioni gli resteranno accanto?
“Abbiamo scelto di lasciare ai lavoratori l’autonomia più assoluta. Noi continueremo a stare al loro fianco, fermo restando che è giusto che siano organizzazioni sindacali e lavoratori a scegliere le forme di protesta che ritengono opportune. Noi saremo accanto a loro. Io temo che non servirebbe, ma se fosse necessario sarei anche disposto a iniziare lo sciopero della fame”.