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I giorni coraggiosi di Paolo Romeo

Vorreste lui al comando?


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, Politica
Era dai tempi di Sagunto che un porporato palermitano non parlava con tanta aspra e rude schiettezza. Era dai tempi del cardinale Pappalardo e delle sue omelie valorose, che un uomo di Dio - paracadutato all'inferno - non si stringeva con tanto coraggio alle sorti del suo derelitto popolo. Paolo Romeo, arcivescovo di Palermo, l'ha fatto e continua a farlo con una forza che ha fin qui travolto il pallido ricordo del suo predecessore. De Giorgi amava evangelizzare, affrontando i pascoli tranquilli della famiglia e delle buone regole del cattolicesimo, con una retorica semplice e - si capisce - ineccepibile. Romeo ha imbracciato da subito la sciabola. Le sue parole non sono state mai casuali o lievi. Hanno sempre avuto riferimenti incandescenti. Hanno sempre inciso nel tessuto della cosiddetta crisi, denunciandone guasti e contraddizioni. Gli ultimi interventi di Monsignore confermano la bontà di questa linea pastorale. Prima una mazzata alla politica dei quartieri nostri che non lascia intravvedere "uno sforzo comune", un affondo che non è piaciuto per nulla al presidente Lombardo, tanto da sollecitarne una risposta piccata. Poi, il tackle sulla Fiat. La Chiesa sta con gli operai, perchè quella - dice Romeo - è la sua collocazione naturale, ed è contraria alla chiusura di Termini. Non un riferimento generico alla solidarietà, una presa di posizione coraggiosa con nome e cognome. Resta una domanda, tra il serio della stima che si deve a un prelato tanto attento e il faceto di una situazione irrealizzabile. E se Monsignore si candidasse alla Presidenza della Regione, voi lo votereste?