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La parola magica che permette le intese

Mani in alto, questa è una riforma


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Riforma. Parola magica. Balsamo. Unguento che lenisce le bruciature d'ortica lasciate da antichi e recenti dissapori. Prendete lo strano caso di Giuseppe Castiglione e Raffaele Lombardo. Li avresti detti pronti a scannarsi, una mano alla sciabola, l'altra alla pistola. Li avresti raffigurati in un epico duello all'alba dietro il convento delle Carmelitane. E non è che, in questi giorni crudeli, siano mancati giudizi reciproci e trancianti. Ora, Giuseppe Castiglione agita un inopinato ramoscello d'ulivo. Ma se gli chiederete conto e ragione del cambiamento di tendenza, presumibilmente lui vi fisserà stupito e sussurrerà: "Nessun cambiamento, si tratta di riforme". E non è che si tratti, in effetti, di una disponibilità nuova. Ma appare nuova la tempistica della dichiarazione, quasi alla ricerca di un compromesso.
Prendete la storia di Peppino Lupo del Pd, un uomo onesto, una "giovane promessa" del Pd isolano. E che fendenti aveva menato dal pulpito democratico. Che schiaffoni sulle gote del duo Lombardo-Miccichè. Poi, man mano che scorrevano i giorni, Lupo si è come "cracolicizzato", fino a teorizzare il sostegno al governo dall'opposizione. Un capolavoro. Anche Aldo Moro ci si sarebbe rotto la testa. E tutto questo perché? Per le riforme.
Bene, andando avanti così Raffaele Lombardo rischia di essere eletto imperatore, come aveva pronosticato il nostro Salvo Toscano. Quanto a noi poveri mortali, non c'è che da meditare sulla lezione. La prossima volta che dovete dare un cazzotto sul naso a qualcuno, avvertitelo. Ditegli che è un cazzotto "riformista". Gli farà meno male.  E se volete rapinare una banca, urlate: "Mani in alto, questa è una riforma!". Vi batteranno le mani con entusiasmo.