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L'anniversario

Alfano, il figlio di nessuno


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, Cronaca
Giuseppe Aldo Felice Alfano, detto Beppe, nella galleria dei giornalisti morti amazzati, è quello con un barbone luttuoso e con la faccia seria seria. E - tecnicamente - non era nemmeno giornalista. Scriveva corrispondenze per "La Sicilia" di Catania, ma non aveva il tesserino. Viveva a Barcellona Pozzo di Gotto e insegnava.
Un cane sciolto, un figlio di nessuno, senza alcuna copertura. Uno che rovistana nel cuore di affari incandescenti. E pare - da sentenze e rivelazioni di pentiti - che lo ammazzarono soprattutto per questo, per avere intuito la presenza del boss Nitto Santapaola, stella sanguinaria di prima grandezza, dietro gli affari e tra le viuzze della tranquilla provincia messinese, all'epoca crocevia di traffici e mammasantissima. Lo ammazzarono l'otto gennaio del 1993. Beppe Alfano stava rincasando. Improvvisamente, spinse la moglie in casa e corse con la macchina verso un punto imprecisato. Lo trovarono poco distante, nella sua Renault, con la testa riversa in un lago di sangue.
Oggi è prevista la celebrazione di rito del sacrificio di un uomo che temeva la sua morte, eppure decise di andare avanti. Oggi, sentiremo molti bei discorsi sulla libertà di informazione che nessuno dei potenti vuole davvero rispettare, quando è scomoda. Oggi tutti ricorderanno Beppe Alfano, per dimenticarlo meglio e vi diranno che era un grande giornalista. E lo era davvero, un grande cronista senza tessera. Ma ai tempi in cui scriveva, era soprattutto uno che dava fastidio, un maledetto figlio di nessuno.