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Sexy scandalo a Mussomeli

Le ragioni della carne
e le scritte sui muri


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, Cronaca
Le ragioni della carne. E il problema è lì. Nella carne, e nella ragione. La prima solleticata, titillata dalla piuma del "peccato". Del sesso. Meglio ancora se omo-sesso. La seconda, la ragione, negata, offesa, capovolta. Come se la Sicilia fosse sempre, per forza, quella di Pirandello. Come se Mussomeli, provincia di Caltanissetta, ne rappresentasse un giardino di pietra, un "parco giurassico" delle contraddizioni sicule.
Il frate-parrucchiere, il sindaco, la guida turistica. E un convento. Anzi un castello. Il castello manfredonico che fu già cornice di uno sceneggiato sulla Baronessa di Carini. E adibito, stavolta, a peccaminoso set di amori "impropri". "Le ragioni della carne", questo il titolo del film. Che accende una vicenda nella quale c'è davvero tutto. C'è il sapore delle terribili "parabole" di Serafino Guastella. Frate, non a caso. Contemporaneo di Pirandello, non a caso. C'è il retrogusto indefinibile della tentazione e dell'ipocrisia. Dell'imbarazzo e del prurito, dell'ossessione.
Lui fa il parrucchiere. Ma, a quanto dicono i suoi compaesani, non solo. Fa il porno-attore. O almeno lo avrebbe fatto. Vestito (si fa per dire) da frate, dentro quel castello che (per carità) è di proprietà del comune. E il sindaco di quel comune si dice "sdegnato" (per carità) al punto da decidere di sporgere denuncia: "Cose simili ledono l’immagine della nostra città" ha detto Luigi Mancuso. Giusto. Uno scempio. Uno schifo. Per carità.
E l'esacerbato sentimento sembra condiviso, diffuso dai probi cittadini di Mussomeli. Che orrore. Che disonore, profanare il castello. Che schifo quel nostro concittadino "a luci rosse". Anzi, omo-rosse. Ed è naturale, quindi, che qualcuno decida anche di imbrattare i muri della periferia della città: "Le ragioni della carne hanno distrutto il castello". E via con gli insulti al parrucchiere.
Chiamato in causa col nome di battesimo e l'iniziale del cognome. Come se, chi ha scritto quelle frasi non fosse in fondo così sicuro dell'identità del "frate porcellone" (solo nella fiction, per carità).
Qualcuno dice di aver riconosciuto l'attore coiffeur da alcuni spezzoni del film. Sarebbe interessante chiedere a quali spezzoni la gente si riferisse. Da cosa provenga la certezza dell'identità dell'interessato, che, tra l'altro, sta negando ad oltranza. E ancora, in quali occasioni, in che compagnia, i pii esecutori della sdegnosa "spruzzata" sui muri abbiano visionato il filmino. Le ragioni della carne. Già. Forse vale per tutti. Ma oltre alla carne, come detto, c'è la ragione. E il problema vero, forse è proprio lì. E la ragione, quando è tale, suggerisce sempre qualche benefico dubbio. Il sindaco insorge. I cittadini insorgono. Una guida del castello "rassicura": il parrucchiere sarebbe entrato, insieme a due amici, in abiti ”civili” e, oltrepassata la biglietteria, avrebbe vestito i panni del religioso. Una cosa normale. Assai diffusa. Chi di noi non lo ha mai fatto, visitando uno dei tanti monumenti siculi e italici?
Già. La ragione. E le ragioni della ragione. Qui maggiormente solleticate di quelle della carne. Il sindaco, giustamente (per carità...) inveisce: "Uno schifo. Quel castello è nostro". Appunto. Come casa nostra è nostra. Qualcuno infatti potrebbe obiettare che proprio al sindaco spetti la vigilanza sul bene, la sua custodia. Al Comune il compito di evitare cose simili. Ovviamente, tutte obiezioni pretestuose. Di chi predica bene (visto che di frati si parla, restiamo in argomento) e razzola male, anzi malissimo. Perché, diciamocelo sinceramente: a chi non è mai successo di rientrare a casa e trovare in cucina tre frati sodomiti, un cameraman "guardone" e un regista sporcaccione?