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L'imprenditore ucciso ieri

L'ombra di un nuovo capo
dietro l'omicidio Romeo?


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I 3 colpi di fucile che hanno ucciso Nicolò Romeo lungo la provinciale tra Corleone e Monreale restano ancora un enigma. Un giallo cui gli inquirenti stanno cercando in queste ore di dare una risposta, iniziando dalla ricostruzione del contesto in cui la vittima agiva e concludeva i suoi affari. Ma non solo. Quest'omicidio, infatti, potrebbe essere la chiave di volta nella corretta interpretazione di quella che è diventata la carta geografica del potere mafioso siciliano dopo gli ultimi arresti eccellenti.
Interrogati dai magistrati, i parenti di Romeo non sono stati in grado di fornire elementi utili per le indagini, e gli sforzi degli inquirenti si stanno sempre più concentrando verso due interpretazioni. La prima, meno probabile, ascriverebbe il delitto a ragioni legate agli affari dell'impresa avicola di Romeo: la Alizoo Torre dei Fiori,  che operava ed era conosciuta in tutta la Sicilia.
La seconda pista, invece, porta dritti a Cosa nostra, ed è quella dai risvolti più inquietanti. Per comprenderla a fondo, però, occorre fare un salto indietro di tredici anni: al 13 marzo del 1997.
Quel giorno, infatti, il fratello di Nicolò Romeo, Pietro, fu ucciso ingoiato dalla lupara bianca. Una scomparsa alla quale sarebbe legato il nome del boss Mimmo Raccuglia che, secondo le rivelazioni di Giovanni Brusca, temeva l'espansione del potere di Romeo sul mandamento di San Giuseppe Jato. Con l'arresto del "veterinario", nel novembre scorso, è possibile - secondo una pista investigativa - che l'imprenditore abbia voluto riprendere il progetto del fratello interrotto nel '97. Un'intenzione rimasta vana ancora una volta, e che alla luce dell'omicidio di ieri porta i magistrati ad interrogarsi su chi, oggi, possa avere tanto potere da ordinare un omicidio in un territorio in cui l'egemonia mafiosa dovrebbe risultare attualmente senza una guida, rompendo una tregua decennale. C'è un nuovo boss?