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Impegno per un Cdm e la fine degli incentivi

Fiat, l'Ars all'unisono
chiede l'intervento di Berlusconi


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consiglio dei ministri, fiat, lombardo, termini imerese, Politica
L 'Assemblea regionale siciliana ha votato all’unanimità l’ordine del giorno che impegna ufficialmente il presidente della Regione a chiedere la convocazione straordinaria di un consiglio dei ministri per il rilancio dello stabilimento Fiat di Termini Imerese. Un impegno che era stato preannunciato dallo stesso Lombardo già prima dell’inizio dei lavori d’aula.

La classe politica siciliana fa così leva sull’articolo 21 dello Statuto, che attribuisce al governatore il diritto di partecipare col rango di ministro alle sedute del Cdm nelle quali si discute di materie che interessano la regione. I deputati dell’Ars hanno quindi risposto all’unisono alle dichiarazioni dell’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, che nei giorni scorsi aveva definito "irrevocabile" la decisione di chiudere entro il 2012 lo stabilimento siciliano.

Il voto trasversale di sala d’Ercole arriva tra l’altro nel giorno in cui il governo Berlusconi è stato battuto alla Camera sulla mozione del Pd, votata anche dai deputati dell’Mpa, relativa alle iniziative per favorire l’occupazione nel Mezzogiorno. Un fatto che testimonia sempre di più l’insofferenza degli autonomisti nei confronti di certe scelte antimeridionaliste dell’esecutivo nazionale.

Con il mandato ricevuto dall’Ars, il presidente della Regione si impegna a chiedere al governo Berlusconi di non concedere ulteriori incentivi all’azienda torinese se quest’ultima non rivedrà la propria linea sul futuro dello stabilimento di Termini. “Se la Fiat – ha detto Lombardo - dichiara che le sue logiche non tengono conto di nessuna nazionalità, la si tratti come una qualsiasi multinazionale. Il governo nazionale deve pretendere che venga salvaguardata l’attività produttiva di Termini, così come è stato fatto per gli altri stabilimenti”.

Il leader dell’Mpa ha ricordato la disponibilità della Regione a stanziare 350 milioni di euro per l’innovazione tecnologica e il potenziamento delle infrastrutture, sottolineando anche gli altri vantaggi che avrebbe la Fiat se continuasse a investire nell’Isola: “Non è vero quanto dice Marchionne e cioè che mantenere lo stabilimento di Termini è improduttivo. In Sicilia, con la legge sul credito d’imposta, si possono risparmiare fino a 600 milioni di euro l’anno, per quattro anni. E queste sono condizioni presenti in poche regioni d’Europa”.

Fortemente critico nei confronti dell’ad della Fiat è stato pure il capogruppo del Pd, Antonello Cracolici, che ha bollato come “inaccettabile e secessionista l’idea di Marchionne che si dovrebbe spostare la Sicilia in Piemonte per salvare Termini. A questo punto, è necessario che intervenga il presidente del Consiglio per assicurare l’unità del Paese. Intorno alla battaglia Fiat – ha aggiunto Cracolici - si pone la questione di un nuovo meridionalismo. Una grande regione non può avere futuro se tra i suoi obiettivi di sviluppo non c’è anche l’industria e per questo motivo le istituzioni siciliane devono alzare la voce nei tavoli politici ed economici”.

L’assessore alle Attività produttive, Marco Venturi, e l’esponente del Pdl, Salvatore Pogliese, hanno contestato l’affermazione di Marchionne, secondo cui produrre un’auto a Termini costerebbe mille euro in più rispetto a quanto avviene in altri stabilimenti. “La somma degli introiti di cui può beneficiare la Fiat – ha detto Pugliese - è decisamente superiore alle perdite di cui parla Marchionne. Perdite che sono state smentite dai rappresentanti sindacali. È inspiegabile fare queste affermazioni offensive dell’intelligenza dei siciliani. La Fiat deve assumere un atteggiamento più responsabile ed è giusto vincolare gli ecoincentivi ricevuti al mantenimento dei livelli occupazionali nel nostro Paese”.