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Le sentenze e i fatti

Onorevole Maira,
la Storia è altrove


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, Politica
Vito Ciancimino

Vito Ciancimino



Dopo l'assoluzione di Calogero Mannino, l'udicino Rudy Maira non ha perso tempo. Evidentemente,  quel comunicato esploso come un grido lo covava da anni. Leggiamolo: "Possiamo rileggere la storia reale della Democrazia cristiana di Sicilia e una pagina di quella del nostro Paese. Per anni dal palazzo della Procura di Palermo si è voluto far credere che illustri uomini di Stato come Mannino e Andreotti fossero contigui, per non dire complici di Cosa Nostra. Ora questa speciosa illazione, che purtroppo è stata farcita di lunghe indagini, tanta delegittimazione e infamia, è solo carta straccia”. Davvero possiamo rileggere? Possiamo restituire l'onore all'ex ministro Mannino (sapendo che il tempo non potrà restituirglielo nessuno) e dargli quella solidarietà che si deve a un innocente che ha dovuto sperimentare la prova del calvario processuale, con impeccabile equilibrio. Possiamo ricordare che, proprio dal punto di vista sostanziale, la sentenza Andreotti, per esempio, contiente una prescrizione (con "reato commesso fino alla primavera dell'Ottanta"), decisiva per le sorti dell'imputato, ma che getta un'ombra su quella storia e che la definisce, anche, come trama di rapporti e di scambi con soggetti non eminentissimi.
Una storia della Dc che - almeno a Palermo e in Sicilia - ha avuto tra i protagonisti il proconsole andreottiano Salvo Lima, Vito Ciancimino (nella foto), uomini nobili e sgherri. Sullo sfondo, tanti anni di matentimento del potere che certo non sapremmo come definire buon governo, nemmeno con uno sforzo supremo di fantasia.
Insomma, con la necessaria considerazione dell'ansia restauratrice dell'onorevole Maira e col rispetto dovuto a un innocente, continuiamo a pensare che tanta parte di quella Storia - quella che finisce nei libri con la esse maiuscola - veleggi altrove, in acque non depurate.
E senz'altro deprechiamo parecchia antimafia che ha lastricato la propria carriera di sospetti e pugnalate, massacrando la reputazione di chiunque, per mero tornaconto. Ma continuiamo a credere che la mafia sia, sempre e comunque, peggio.