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Graziella, uccisa due volte


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(tratto da www.oggi.it) "L'assassino di mia sorella è uscito di prigione perché stava male e mancavano agenti per scortarlo in ospedale. La realtà ha così superato la fantasia. Questa non è giustizia. E lo dico io che da carabiniere dedico alla giustizia la mia vita".

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"L'assassino di mia sorella è uscito di prigione perché stava male e mancavano agenti per scortarlo in ospedale. La realtà ha così superato la fantasia. Questa non è giustizia. E lo dico io che da carabiniere dedico alla giustizia la mia vita". Quando ha saputo delle motivazioni con cui il giudice di sorveglianza di Bologna ha scarcerato il boss mafioso Gerlando Alberti Jr., l’appuntato Piero Campagna è tornato al 14 dicembre del 1985. Fu allora che ritrovò il corpo di una ragazza di 17 anni trafitto da 5 fucilate: quello di sua sorella Graziella, impiegata in una lavanderia. L’avevano uccisa per paura che parlasse. Perché nel taschino della camicia di un cliente, l’ingegner Cannata, aveva trovato un’agendina che ne aveva rivelato la vera identità: Gerlando Alberti Jr., astro nascente di Cosa Nostra.
All’improvviso era diventata testimone scomoda. "Appena l’avvocato mi ha detto dell’ordinanza mi sono sentito solo, come il giorno in cui la vidi riversa per terra. Solo come nei giorni successivi, in cui avevo scoperto cos’era successo ma nessuno mi credeva". I killer la scamparono. "Tempo dopo venne fuori che c’erano stati depistaggi. Il giudice che aveva archiviato le accuse ad Alberti, Marcello Mondello, nel 2008 è stato condannato in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa".
Ci sono voluti due decenni per far luce sul delitto. Alberti fu condannato nel 2004, ma un paio d’anni più tardi era già a casa per il ritardo con cui era stata depositata la sentenza. Il giudizio della Cassazione è giunto a marzo 2009, a 24 anni di distanza da un omicidio di cui si sapeva tutto da subito.
La storia è stata raccontata in una fiction Rai, La vita rubata. "A dicembre Alberti Jr. è tornato di nuovo a casa. Non è servito aspettare una vita, più  dell’intera esistenza di mia sorella, per avere giustizia. Dal giorno della sentenza definitiva si è fatto 8 mesi di galera, poi sono iniziati i problemi di salute. Io lo ricordo al processo che fumava e beveva caffè allo stesso bar dove andavo io. Ora lo hanno mandato non in un centro clinico carcerario, ma addirittura a Falcone, già luogo della sua latitanza. Ci starà per 8 mesi, salvo fughe. E ci sono altre cose che non capisco», dice Piero. Tipo? «Alberti non si è pentito, però, pur avendo l’ergastolo da pochi mesi, ha già goduto di licenze. Non ha 71 anni, come è stato scritto dai giornali, età in cui è possibile uscire di prigione per determinati casi, ma 62. E infine il magistrato di sorveglianza, il 28 novembre, ha avuto dalla questura di Messina l’informativa secondo cui Alberti è elemento di spicco della mafia. Bene. Tre giorni dopo lo hanno liberato".

"L'assassino di mia sorella è uscito di prigione perché stava male e mancavano agenti per scortarlo in ospedale. La realtà ha così superato la fantasia. Questa non è giustizia. E lo dico io che da carabiniere dedico alla giustizia la mia vita". Quando ha saputo delle motivazioni con cui il giudice di sorveglianza di Bologna ha scarcerato il boss mafioso Gerlando Alberti Jr., l’appuntato Piero Campagna è tornato al 14 dicembre del 1985. Fu allora che ritrovò il corpo di una ragazza di 17 anni trafitto da 5 fucilate: quello di sua sorella Graziella, impiegata in una lavanderia. L’avevano uccisa per paura che parlasse. Perché nel taschino della camicia di un cliente, l’ingegner Cannata, aveva trovato un’agendina che ne aveva rivelato la vera identità: Gerlando Alberti Jr., astro nascente di Cosa Nostra. graziella_campagna

All’improvviso era diventata testimone scomoda. "Appena l’avvocato mi ha detto dell’ordinanza mi sono sentito solo, come il giorno in cui la vidi riversa per terra. Solo come nei giorni successivi, in cui avevo scoperto cos’era successo ma nessuno mi credeva". I killer la scamparono. "Tempo dopo venne fuori che c’erano stati depistaggi. Il giudice che aveva archiviato le accuse ad Alberti, Marcello Mondello, nel 2008 è stato condannato in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa".

Ci sono voluti due decenni per far luce sul delitto. Alberti fu condannato nel 2004, ma un paio d’anni più tardi era già a casa per il ritardo con cui era stata depositata la sentenza. Il giudizio della Cassazione è giunto a marzo 2009, a 24 anni di distanza da un omicidio di cui si sapeva tutto da subito.

La storia è stata raccontata in una fiction Rai, La vita rubata. "A dicembre Alberti Jr. è tornato di nuovo a casa. Non è servito aspettare una vita, più  dell’intera esistenza di mia sorella, per avere giustizia. Dal giorno della sentenza definitiva si è fatto 8 mesi di galera, poi sono iniziati i problemi di salute. Io lo ricordo al processo che fumava e beveva caffè allo stesso bar dove andavo io. Ora lo hanno mandato non in un centro clinico carcerario, ma addirittura a Falcone, già luogo della sua latitanza. Ci starà per 8 mesi, salvo fughe. E ci sono altre cose che non capisco», dice Piero. Tipo? «Alberti non si è pentito, però, pur avendo l’ergastolo da pochi mesi, ha già goduto di licenze. Non ha 71 anni, come è stato scritto dai giornali, età in cui è possibile uscire di prigione per determinati casi, ma 62. E infine il magistrato di sorveglianza, il 28 novembre, ha avuto dalla questura di Messina l’informativa secondo cui Alberti è elemento di spicco della mafia. Bene. Tre giorni dopo lo hanno liberato".

di Edoardo Montolli

Tratto da "Oggi"