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Gianfranco Miccichè sul suo blog

"Mannino, uomo onesto
messo alla gogna"


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calogero mannino, gianfranco miccichè, Cronaca
(da www.gianfrancomicciche.net) Ho accolto con gioia e favore la notizia della conclusione positiva della vicenda giudiziaria che per quasi un ventennio ha coinvolto (e sconvolto) l’onorevole Mannino. E straordinario è stato, ieri sera, il suo intervento alla trasmissione “Mi manda Rai 3″, nel corso della quale ho visto un politico di razza lottare come un leone, ferito ma non domo, e ribattere colpo su colpo alle domande capziose dell’intervistatore, il quale ha dovuto arrendersi alla fierezza granitica di chi ha sempre saputo di avere ragione, all’orgoglio smisurato di chi adesso sa che quella ragione gli è finalmente riconosciuta.

Una gioa, la mia, che tuttavia diventa subito rabbia se ripenso alla storia di Mannino, alla sua vicenda, il suo dramma! Un uomo per bene è stato per anni mortificato, umiliato, privato della sua libertà! Un politico onesto è stato per anni sottoposto a una gogna giudiziaria ferocissima e alla ancor più spietata gogna dell’opinione pubblica. Un’intera famiglia per anni ha vissuto un incubo, fatto di procure, carte bollate,  scale, avvocati, Pm, guardie carcerarie e aule ostili. Errori giudiziari? Forse! Accanimento di magistrati politicizzati? Forse! Forse entrambe le cose. Lo schema è sempre quello: qualche magistrato che si mette il potente del momento sul naso, un bel pentito che non guasta mai, giornali e tv che cavalcano la tigre e via … comincia l’inferno, un circolo vizioso in cui probabilmente poi s’innestano anche errori giudiziari, magari, perchè no, indotti dall’alone di pregiudizio che avvolge il malcapitato, già condannato prima della sentenza.

Ad ogni modo, la sostanza delle cose non cambia e resta il fatto che per l’ennesima volta si è proceduti al massacro ingiustificato di una persona (e della sua famiglia) e che nessuno per questo pagherà il conto.  A pagare è stato solo Mannino, a pagare è sempre solo chi viene messo alla sbarra.

Voglio ancora una volta ricordare la vicenda giudiziaria di Calogero Manino, voglio ripercorre i dolorosissimi passi di questa sua via crucis.  Lo so che è una storia che conosciamo tutti bene, ma voglio raccontarvela di nuovo, ancora, perchè non si abbia a dimenticare cosa vuol dire finire nel mirino della giustizia e perchè si possa avere un’idea, comunque pur sempre vaga,  del calvario che ne scaturisce : Il 24 febbraio del 1994 gli viene notificato dalla procura della Repubblica di Palermo un avviso di garanzia per concorso in associazione mafiosa per indagini iniziate l’anno prima, appena dopo l’arrivo di Giancarlo Caselli alla guida della Dda palermitana. Il 13 febbraio del 1995, su ordine di custodia firmato dal gip di Palermo, Montalto, viene  arrestato per evitare il rischio che possa inquinare le prove. Viene rinchiuso nel carcere romano di Rebibbia e rinviato a giudizio il 28 ottobre successivo. Nel carcere romano resta fino al 15 novembre del ‘95, quando viene scarcerato per il suo grave stato di salute (perde 30 chili) ed obbligato agli arresti domiciliari fino al 3 gennaio del ‘97. Il processo di primo grado si apre nel novembre del ‘95 e dopo un dibattimento lunghissimo (più di 300 udienze, 25 pentiti, 400 testimoni citati, di cui 250 dall’accusa), è assolto il 5 luglio del 2001. In appello, nel maggio del 2004, viene condannato a cinque anni e quattro mesi. Il 12 luglio del 2005 la Cassazione a Sezioni unite annulla la decisione e ordina un nuovo processo, dal quale viene assolto alla fine del 2008 … fino ad arrivare alla sentenza di questi giorni, che mette la parola fine a un’odissea durata esattamente 17 anni.

Questo è ciò che ha dovuto subire ed affrontare, con grande dignità, Lillo Mannino, un uomo che (ora lo dicono pur le carte) non ha mai avuto nessuna colpa se non quella di fare politica in Sicilia e di stare dalla parte dei  “cattivi”(che, guarda caso, sono sempre quelli che vincono e prendono più voti).  

E quando sento dire che forse Mannino ricorrerà alla Corte di Strasburgo per ottenere congruo risarcimento, penso che debba farlo, spero che riesca ad ottenere quel risarcimento, ma sono sicuro che non possa esistere nessuna cifra congrua, perchè niente, nemmeno tutto l’oro del mondo, potrà mai restituire ciò che gli è stato tolto.  Solo la storia potrà rendergli davvero giustizia e ripagarlo del mal torto subito, ricordandolo come un uomo delle istituzioni che ha saputo attraversare gli inferi delle aule di tribunale per tornare a testa alta nell’unica aula che gli apparteneva: il Parlamento della Repubblica italiana!

 

Dedicato a Gaspare Giudice …