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Ingroia a Catania

"Processo Dell'Utri da rifare?
Ipotesi fantasiosa"


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antonio ingroia, marcello dell'utri, Cronaca
“Non è corretto che io mi pronunci essendo stato il pubblico ministero di quel processo nel merito del processo stesso, però, mi pare da quello che leggo sui giornali che sia un po’ fantasiosa come prospettiva, ma in Italia succede di tutto, perché no…” Questo ha detto sul processo Dell'Utri e sulla richiesta di rifare tutto daccapo avanzata dalla difesa,  il procuratore aggiunto di Palermo Antonino Ingoia, oggi pomeriggio a Catania, a margine dell’incontro sul processo breve (“Processo breve: giusto processo? Intercettazioni e garanzie”), organizzato, presso l’aula magna della facoltà di Scienze Politiche, dall’Asaec, Associazione Antiestorsione Libero Grassi di Catania. All’incontro hanno preso parte oltre ad Ingroia, due professori ordinari di diritto penale presso l’Università di Catania, Guido Ziccone e Salvatore Aleo, al quale è stato affidato il coordinamento dei lavori.
Alla domanda su paragone fra la vicenda Mannino e quella di Dell’Utri, fatto dallo stesso senatore di Forza Italia, Ingoia ha risposto: “Ogni processo ha la sua storia, ci sono stati processi con lo stesso tipo di imputazione di concorso esterno, che si sono conclusi con sentenza definitiva di condanna come quello nei confronti del dottore Contrada, del dottore D’Antone o di riconoscimento di esistenza del reato, seppur dichiarato prescritto, come nel caso del senatore Andreotti. Ci sono processi che, invece, si sono chiusi con sentenza definitiva, come quello di Mannino o di Carnevale o di Musotto, di assoluzione, credo che faccia parte della dialettica processuale il fatto che si verifichino queste pronunce diverse. Il caso, peraltro, dell’onorevole Mannino ha avuto un iter processuale travagliato, non di una sequela di assoluzioni, ma c’è stata qualche condanna, poi qualche assoluzione; credo che dimostri che comunque è una favola quella che dice che i giudici sono appiattiti su quello che prospetta il pubblico ministero, che i giudici sono notai dell’impostazione accusatoria del pubblico ministero. Alcune sentenze di assoluzione dimostrano il contrario.”