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Il ritorno a casa tra paure e incertezze

Giampilieri, mon amour


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alluvione, giampilieri, messina, Cronaca
Tornare a Giampilieri, colline Sud di Messina, in una rigida e piovosa serata di gennaio ricolora la mente di tristezza e fango, riproponendo nei pensieri un indelebile e tragico déjà vu a distanza di oltre tre mesi. Per fortuna si tratta di una pioggia insistente ma tranquilla, lontana dalla furia del nubifragio che, la notte dell’1 ottobre 2009, ha seminato la morte.

Pioggia sotto controllo, dunque, non controllabili invece gli stati d’animo della gente di questi luoghi che, ormai, si divide in una sorta di lotteria tra spavaldi e timorosi, tra quelli che dicono “va tutto bene, si sta lavorando al meglio e le zone abitabili sono sicure” e altri che hanno preferito costituire un nuovo comitato, “Insieme per non dimenticare”, per animare un corteo che ha attraversato il centro di Messina. Circa 200 sfollati ancora impauriti che protestano contro la decisione del sindaco, Giuseppe Buzzanca, di far tornare, nelle zone considerate sicure dalla Protezione civile, molti cittadini che invece chiedono prima la messa in sicurezza della montagna.

“Non abbiamo alcuna intenzione di rientrare nelle nostre abitazioni – avverte Marisa Calafiore, presidente del comitato – se non prima si procederà con i lavori di messa in sicurezza della montagna sovrastante il borgo”. Nessuno è obbligato a tornare in quelle abitazioni ma, spiega sempre la promotrice del comitato, “esiste una sorta di ricatto psicologico, in quanto a coloro che si rifiutano di tornare a Giampilieri non viene più pagato l’albergo o corrisposto il sussidio, e molti cittadini che non sono nelle condizioni di provvedere autonomamente all’affitto di un appartamento sono necessariamente dovuti rientrare in paese, nonostante la paura del pericolo”.

Anche sui numeri dei rientri le cifre però sono discordanti. Sarà la pioggia che non invoglia, ma Giampilieri di sera sembra ancora un borgo ravvivato da poche anime. Conversando con il presidente dell’altro comitato (“Salviamo Giampilieri”), Corrado Manganaro, almeno 90 famiglie -  circa 300 persone – sono tornate, ma voci di paese spiegano che si tratta di appena 40 nuclei. Solo Giampilieri dopo l’alluvione conta 1000 sfollati, questo fa capire che ancora tante famiglie sono “parcheggiate” negli alberghi o hanno preferito optare per una casa in affitto da altre parti.

“Ho avuto rassicurazioni – sottolinea Manganaro - da parte del Genio Civile che entro la prossima settimana saranno presentati i progetti esecutivi, quindi si svolgerà la conferenza dei servizi e subito dopo potranno partire i lavori di messa in sicurezza. Il governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo, ha detto di aver recuperato 117 milioni di euro alla Regione, cifre che saranno anticipate in attesa dei fondi del governo centrale”.

Per il momento all’imbrunire ci sono le piccole luci che sorvegliano Giampilieri, una di queste è sul campanile della chiesa. Si tratta del sistema d’allarme installato, che avverte in caso di nuove situazioni a rischio: le sirene scattano nel momento in cui i parametri meteorologici, collegati ad un computer e monitorati da un centro meteo permanente costituito a Giampilieri, superano i valori di guardia. Tre diversi suoni contraddistinguono rispettivamente l’allerta meteo, il divieto ad uscire da casa e la cessata allerta.

Le polemiche maggiori nelle ultime settimane, però, riguardano le mappature che hanno diviso il paese ed in particolare le famose zone verdi, quelle sicure, ma che per molti non lo sono: “Nelle verdi non c’è alcun pericolo – ribadisce Manganaro – quelle gialle hanno bisogno di piccoli interventi per poter tornare agibili, mentre le viola presentano criticità che possono portare a una definitiva soluzione in verde o in rosso. Infine le aree rosse sono in gran parte da demolire. Tra una zona e l’altra è prevista una  fascia di rispetto larga circa 15 metri, che rende ancora più sicure le porzioni di quartieri nei quali è possibile tornare ad abitare”.

Poche certezze, ad oggi, per quanto riguarda le vie di fuga. Nella prossima conferenza dei servizi i rappresentanti del comitato “Salviamo Giampilieri” proporranno due soluzioni. La prima riguarda l’ex passaggio a livello vicino la strada statale, dove verranno realizzati dei cancelli che si apriranno in caso di pericolo e consentiranno alla popolazione di passare; l’altro progetto prevede la costruzione di un sottopassaggio a livello della stazione ferroviaria che permetterà, in caso di evacuazione, di arrivare fuori dal paese in maniera più rapida.

Sul fronte degli aiuti, per molte famiglie e commercianti dal Comune di Messina sono arrivati i sussidi, pagati ottobre, novembre e dicembre. La farmacia di Giampilieri ha avuto un’autorizzazione di sessanta giorni per aprire nella frazione Marina; due macellerie, due ristoranti, un negozio di alimentari, la Posta, il fabbro e il bar costituiscono l’elenco provvisorio delle attività che finora hanno accettato la sfida di riaprire a Giampilieri, su un totale di 26 esercizi commerciali presenti prima dell’alluvione.

Antonio Mangano è il titolare proprio dell’officina da fabbro. Ha ripreso a lavorare, anche se ha perso molti clienti e tanti lavori che doveva consegnare sono andati distrutti: è l’uomo che si è ritrovato la propria casa divisa una parte in zona verde  e l’altra rossa. E adesso? “Ora l’hanno segnata in giallo”, risponde seraficamente Mangano, in questo arcobaleno di ipotesi. “Anche sull’officina – spiega – ho poche certezze. L’appartamento di sopra è lesionato e se l’intera palazzina sarà demolita, mi auguro che mi diano almeno un locale nuovo per spostare l’attività”. Attività che non è certo facile da portare avanti anche nella situazione attuale; sempre Mangano: “Ho grandi difficoltà a salire in officina i materiali o a far uscire i lavori in consegna, adesso devo attraversare tutto il centro e passare da dietro la chiesa, prima potevo salire da via Vallone”. Poi la sua memoria torna alla tragedia, “quella notte per scappare sono stato costretto a sfondare un’altra abitazione”.

“Per il risarcimento danni – afferma Marco D’Angelo, uno dei due macellai di Giampilieri – presenterò la perizia giurata. Ho ricevuto i sussidi per gli ultimi tre mesi. Se mi sento sicuro? Spero, sono abbastanza fatalista”.

Nell’altra macelleria, Carmelo Centorrino e Mario Sanfilippo si lamentano per i pochi clienti, “cerchiamo però di riprendere con coraggio il nostro lavoro”.

Angelo Rizzo che ha riaperto il bar in un chiosco davanti la scuola di Giampilieri (riattivata la scorsa settimana), in attesa domani di spostarsi con la stessa struttura nella piazza, è abbastanza critico: “La situazione qui è più pulita, ma sicura no. Ho seri dubbi che in paese la gente si senta sicura. Io a Giampilieri ho il bar, ma non vi abito. Ci sono ancora pochi residenti, lavoro principalmente con gli operatori della Protezione civile e i vigili del fuoco. Il mio bar è andato totalmente distrutto, spero mi venga risarcito. L’unica certezza ora,  è questo chiosco da spostare”.