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Una storia agrigentina

Il bambino con le ali


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, Cronaca
Alin è un nome da bambino romeno. Togliete l’ultima lettera e avrete il cielo capovolto, nell’istante del volo. Avrete le ali.  Certe volte i bambini viaggiano. Il mezzo di locomozione tipico è la bici, ha la giusta misura. Ha i pedali all’altezza necessaria, affinché i piedi di un bimbo li inforchino correttamente. Ha il manubrio che si può afferrare con eroica e infantile determinazione Non ha il tetto, la bici. Perciò, ha quel cielo pazzesco spalancato lassù, una via sottosopra. Puoi volare, restando con le ruote per terra, pregustando lo scoppiettare delle stelle, quando verrà la notte. Alin ha fatto un viaggio. Ora ne parliamo. Ma prima sarebbe logico intendersi sulla parola “viaggio”, in questa storia.  Altrimenti sarà tutto inutile. Probabilmente noi non ricordiamo i viaggi di quando eravamo bambini. No, non troppo. Eppure non è difficile ritrovarli. Basta andare un po’ a ritroso ed eccoli qua.  Quegli stradoni bui che non portavano da nessuna parte, sotto la luce fioca dei lampioni. C’erano garage spaventosi con cuore di mostro e di tenebra. C’erano città lunghissime e non si sapeva mai dove finivano. C’erano scogliere e c’erano spiagge selvagge. C’erano cespugli e c’erano piccoli boschi invitanti e crudeli. I bambini partivano da soli o in drappelli, con le loro biciclette. Erano esploratori dell’ignoto. Il cielo li accompagnava con una mano azzurra sulle loro spalle benedette, mentre schiere di angeli custodi sudavano sette camicie per evitare danni a quei cosini impetuosi e frangibili. Angeli.
Ali. Esistono ancora bambini che viaggiano? Uno sì, è romeno, vive ad Agrigento. Alin.  Qualche giorno fa si è allontanato da casa, per andare da suo padre che vive a Roma, almeno questa è la versione dei fatti della prima ora e non è detto che sia la verità. Ne abbiamo raccontato la storia sommaria. Le ore d’attesa di sua madre. Abbiamo immaginato il suo vogare sotto il sole e la camicia sudata del suo angelo, mentre la polizia e i carabinieri - che continuano a indagare in cerca del fondo della vicenda - battevano la città, ovunque.
Forse, Alin ha guardato il cielo di Agrigento e ha capito che non ce l’avrebbe fatta a percorrerlo tutto, fino al cielo di Roma. E' tornato indietro. E ha compreso l’essenziale, la morale della favola. Qualsiasi bambino può prendere uno zaino e andare via. Ma ci vogliono ali robuste, montate sopra un cuore forte, per avere il coraggio di chi si volta indietro, qualunque sia la paura che segue le  orme. Non bastano i piedi, ci vogliono proprio  le ali, per tornare e guardare in faccia la vita, senza  fuggire mai più. La vita, con la sua ombra riflessa a terra, così lontana dal cielo.