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Il commento

Il morto è morto


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, Cronaca
Il morto è morto. E c'è poco da fare. Bisogna dare aiuto ai vivi. Anche se sono lì a fianco, attorno a un lenzuolo che dovrebbe suscitare terrore, pena. Ma un morto è sempre un morto. Bisogna aiutare i vivi. Anzi, è meglio ancora se i vivi si aiutano da sè. Perché, si sa, chi fa da solo triplica la propria efficienza. Chi aiuta se stesso, prima d'ogni altra cosa, si sa, il cielo lo aiuta. Che poi se il morto è già morto, e lo è da cinque ore, è già andato, che vuoi fare? C'è la fila, c'è la bolletta, c'è il tremendo show della quotidianità, il cinico spettacolo delle scadenze e delle code. Un morto è morto. Vogliamo che rompa l'ingranaggio? Che sparigli la fila? Che aggiunga il pensiero di un attimo, un sentimento che sorvoli la conta dei centesimi del resto? No, il morto è morto. Diamo aiuto ai vivi. Specie se il morto è più
vivo di loro. Ed è capace di capovolgere la realtà e lo stereotipo, il mito e le fantasie. C'è un lenzuolo su quell'uomo, su un marciapiede che raccoglie secoli di attese. C'è un lenzuolo, su Mario Pezzino, 69 anni, ex arbitro di calcio. C'è un lenzuolo. Ma il fantasma non è lui. Il morto, non è lui. Perché quel morto, al di qua e oltre a cabala e le scaramanzie, urla e parla. Parla a quei vivi. Ai quali sembra dire: "Sono qui dall'alba, su questo marciapiede che raccoglie secoli di attese, per ricordarvi che non siete morti anche voi".