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Dibattito infuocato: bocciati odg contrari

Ars, la notte dei coltelli
Ma il governatore va


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È sempre più profonda la spaccatura tra il governo Lombardo e i partiti dell’ex maggioranza. Ci si aspettava l’affondo all’esecutivo regionale da parte di Pdl e Udc, e così è avvenuto, ier sera. La conseguenza è stata una seduta fiume, durata fino alle due di notte e dedicata quasi interamente al dibattito sulle dichiarazioni di giovedì scorso di Raffaele Lombardo, che in aula aveva presentato ufficialmente la nuova giunta e invitato tutti i parlamentari a votare le riforme necessarie alla Sicilia. È vero che i due ordini del giorno – uno contro l’azione politica del presidente della Regione e l’altro volto a chiedere la revoca dell’incarico dell’assessore Gaetano Armao – presentati da pidiellini e centristi non sono passati, ma la sostanza non cambia. Da adesso, non soltanto l’Udc ma anche i “lealisti” del Pdl sono, a tutti gli effetti, all’opposizione. Si sancisce così formalmente una situazione di fatto, già chiara dal 2 dicembre (e poi confermata con il rimpasto di governo a fine anno e l’esclusione dalla giunta dell’area Alfano-Schifani), quando il governatore aveva proclamato a sala d’Ercole la dissoluzione della vecchia maggioranza.

Gli ex alleati hanno attaccato Lombardo a tutto campo, imputandogli sia la mancata proposta di un vero piano di riforme sia il “tradimento” nei confronti della coalizione votata dagli elettori. “Lombardo ha raggiunto il triste primato di aver formato tre governi in venti mesi, superando anche le prassi della Prima Repubblica. Il presidente ha tradito gli elettori e ha determinato le condizioni per far entrare il Pd al governo”, ha detto il capogruppo dell’Udc, Rudy Maira. “La conferma che il Pd è al governo – ha aggiunto – è data dalla nomina ad assessore di Centorrino. Se Centorrino fosse stato chiamato in qualità di tecnico, avrebbe dovuto occupare un assessorato in campo economico e non culturale: questo fatto indica chiaramente che la sua è stata una nomina politica per garantire rappresentatività al Pd”. Maira ha criticato il governo anche in merito alla scelta dei nuovi dirigenti generali: “Si è consumata una truffa nella verifica e comparazione dei curriculum dei prescelti rispetto alla platea di dirigenti interni all’amministrazione regionale”.

Dal canto suo, la capogruppo del Pdl Sicilia, Giulia Adamo, ha invece esortato l’esecutivo a proseguire sulla strada intrapresa finora. “Il nuovo governo Lombardo nasce dalle ceneri di un’esperienza politica fallimentare che ha rifiutato di affrontare la crisi determinata dalla fine del precedente governo. Il nostro obiettivo è la crescita economica, sociale e culturale dell’Isola: noi – ha concluso la Adamo - non abbiamo chiesto assessorati in più, quello che chiediamo è l’attuazione del programma”.

Di tutt’altro tenore le dichiarazioni del capogruppo del Pdl, Innocenzo Leontini (nella foto), che ha motivato la decisione del suo partito di stare all’opposizione indicando in Lombardo il vero artefice della fine della maggioranza uscita dalle urne. “Alle regionali, su un milione e 800 mila voti dell’intera coalizione di centrodestra, l’Mpa ne prese 400 mila: di fronte a questi numeri era logico aspettarsi un atteggiamento diverso da parte del leader di un partito che aveva una rappresentanza ridotta rispetto al totale. E la composizione del Lombardo ter riflette lo stesso atteggiamento: ci sono più uomini del presidente in questa giunta che in tutta la storia dei governi della politica siciliana”. Leontini ha quindi attaccato il Partito democratico, invitandolo a dichiarare apertamente di essere parte integrante del governo. “Se Lombardo dice che in parlamento dispone di 60 voti, allora è più leale del Pd che continua a nascondere quello che tutti i siciliani sanno. Io non sono affezionato all’idea di elezioni anticipate ma mi chiedo perché il principale partito d’opposizione, una volta che viene dichiarato il fallimento del centrodestra, non si mostra disponibile a un ricambio”.

Alle accuse di “inciucismo” formulate da Pdl e Udc, i democratici hanno risposto attraverso il capogruppo Antonello Cracolici. “La sostanza è una: il Pd non è al governo. Il giorno in cui il Pd sarà al governo ci starà con le proprie facce, senza stare nascosto, e con la schiena dritta. Se fossimo stati al governo, Lombardo avrebbe avuto qualche problema in più a nominare Armao. Noi – ha aggiunto Cracolici - stiamo sfidando il presidente della Regione a mettersi alla testa di un processo riformatore che affronti problemi vecchi con soluzioni nuove. Il governo deve dimostrare con atti concreti la discontinuità rispetto al passato, a cominciare da una riforma che liberi i siciliani dalla presenza invasiva della Regione in tutti i campi”.

A conclusione del lungo dibattito che ha coinvolto anche molti altri deputati, c’è stata la replica di Lombardo il quale ha voluto sottolineare come l’ingresso in giunta di Pier Camillo Russo e Mario Centorrino non sia stato determinato dalla volontà di mostrarsi compiacente al Pd. “Russo era stato nominato mesi prima a capo della burocrazia regionale grazie alle sue competenze, mentre di Centorrino v’invito a leggere i suoi scritti come faccio io da un anno e mezzo. Non c’è nessun consociativismo o inciucio, col Pd ci siamo detti di raggiungere degli obiettivi fondamentali per tutta la Sicilia”. Secondo il governatore “il vincolo di una maggioranza consiste nella realizzazione del programma. Al di là del voto contrario al Dpef, è la sostanza che ha massacrato la coalizione. E la sostanza era il bilancio falso, quel micidiale piano dei rifiuti, la sanità allo sfascio, la vergognosa corsa alle assunzioni. Non c’è privilegio o vantaggio che tenga”. Il presidente della Regione ha infine accennato agli ostacoli che il governo dovrà superare per approvare le grandi riforme. “Io – ha concluso Lombardo – non sottovaluto le difficoltà che dovremo affrontare, ma queste difficoltà sono fuori da quest’aula. Ci sono avversari che prima tentano di abbattermi politicamente, ma posso assicurare che non ci riusciranno, poi ci saranno altri tentativi. Le aggressioni più forti vengono fuori da questo parlamento, ma noi andremo avanti per realizzare il nostro programma di riforme”.