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Zen, il reportage

Viaggio straniero nel ghetto


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, Cronaca
Si sono spenti un'altra volta i riflettori sull'emergenza Zen. Lo Stato ha fatto il suo dovere e ha ripristinato la legalità, sfrattando le famiglie occupanti dai nuovi alloggi popolari. La maggioranza delle famiglie assegnatarie ha rifiutato le case. Troppo piccole, umide, scomode. Qualcuno ha detto che non se la sentiva di appropriarsi delle case, sapendo che i tanti bambini che le abitavano fino a qualche ora prima sarebbero rimasti a dormire dentro delle tende. Così gli occupanti sono rientrati in casa. Emergenza Zen finita. Fino alla prossima assegnazione. Fino al prossimo sgombero. Dopo l'uragano mediatico della scorsa settimana, il problema Zen è stato archiviato. “Le farfalle non volano nei ghetti” scriveva qualcuno al tempo dei lager. È vero. Neanche nel ghetto palermitano si vede l'ombra di una farfalla. Non sarà stagione, fa troppo freddo. Ora che la situazione si è 'normalizzata' e si è tornati al solito caos calmo,  entrare allo Zen è più difficile. Si avverte maggiormente la sostanziale diffidenza degli occhi che osservano entrare una macchina “esterna” dentro il ghetto e la seguono con lo sguardo. Arrivare agli alloggi occupati è facile, se si conosce la strada. Ma è altrettanto facile perdersi dentro lo Zen 2. Le strade sono tutte uguali, gli edifici tutti uguali. E allora tocca allo 'straniero' in questa terra di nessuno fare il primo passo e rompere il muro di diffidenza, abbassare il finestrino e domandare. Lì i nomi delle strade non li conosce nessuno. “Fa cento metri, signorì. Poi dove c'è lo sfinciaro gira a destra”. Nel cortile delle case occupate e sgomberate e ri-occupate nuovamente i bambini sono tornati a giocare. Certo, col mocciolo al naso,   il colpetto di tosse, gli starnuti. È comprensibile, fa freddo e hanno passato alcune notti in tenda la scorsa settimana. Ma il fascino della bicicletta continua a vincere, anche contro il freddo e il raffreddore. Le mamme sono quasi tutte negli appartamenti, i mariti fuori a parlare. Sono tornati a casa, ma a parte le quattro mura, ad aspettarli non c'era altro. Durante lo sgombero le forze dell'ordine hanno portato via tutto. “Non hanno fatto neanche un inventario – racconta Mimmo, portavoce delle famiglie occupanti – hanno portato tutto al deposito di piazza Scaffa, ma nessuno si è segnato a chi appartenevano i mobili”. Ridistribuire i beni sgomberati, c'è da scommetterci, non sarà operazione facile. “Qui la situazione è grave – continua Mimmo – manca tutto, si sono portati vestiti, mobili, coperte. Ci sono alcune associazioni che ci stanno aiutando. Ma le istituzioni dove sono?”. La comunità di suore della parrocchia di San Filippo Neri, qualche associazione laica,  padre Giovanni. Queste le realtà che ad oggi si sono mobilitate a sostegno di queste famiglie. Intanto dalle istituzioni qualcuno torna a parlare della questione Zen. Antonella Monastra, consigliera comunale di Un'Altra Storia, dimostra la consapevolezza di chi, da anni, segue le emergenze sociali della città tutto porto, per riportarle poi nelle stanze del Palazzo. “È chiaro – dice la consigliera – che chi occupa abusivamente un alloggio popolare, tendenzialmente non ha alternative. Oggi queste famiglie sono all'addiaccio, gli sgomberi sono stati fatti in totale assenza delle misure di tutela dei minori. Tutto questo – aggiunge – in nome del ripristino della legalità, che come sempre passa dai più indifesi. Perché non si comincia da altro, nel voler ripristinare il rispetto delle norme? È troppo facile e fin troppo ridicolo colpire per primi i ladri di polli”. Intanto in città è partita la gara di solidarietà: in un rimbalzo di volantini, passaparola, telefonate, sms, mail, gruppi su Facebook, l'associazionismo palermitano si mobilita per la raccolta di generi di prima necessità. Tra le iniziative promosse, quella lanciata da Alessandra Notarbartolo sul noto social network, finita sulle bacheche di molti utenti palermitani: da giovedì a domenica, dalle 20 alle 24 presso il circolo Arci Malaussene di piazzetta Resuttano (al lato di piazza San Francesco) è possibile portare generi di prima necessità per le famiglie occupanti. Una prima raccolta si è conclusa ieri e ha visto la partecipazione di molti cittadini, accorsi per portare pacchi di pasta, latte, omogeneizzati, pannolini, vestiti, sacchi a pelo, coperte, anche qualche pacco di caramelle per i bambini. La macchina della solidarietà è partita. Qualche riflettore resta ancora accesso e torna a raccontare la vicenda. Nella speranza, chissà, che presto le farfalle tornino a volare allo Zen.