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La crisi dell'industria

Italtel, da Milano a Carini: e rischia il lavoro


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bertolazzi, disoccupati, italtel, protesta, Cronaca
"Vent'anni fa, quando molti siciliani andavano a lavorare al Nord, io ho fatto il percorso inverso: ho lasciato la sede Italtel di Milano per venire in Sicilia, nello stabilimento di Carini. Oggi l'azienda annuncia licenziamenti e si parla di chiusura della fabbrica. Ho paura, se potessi scegliere non ci penserei due volte: tornerei di corsa a Milano". E' il paradosso che vive Fabio Bertolazzi, 45 anni, dipendente Italtel in servizio nel centro ricerche di Carini, impegnato assieme ai colleghi di lavoro negli scioperi e nelle manifestazioni seguite all'annuncio di 450 esuberi alla Italtel, gruppo di telecomunicazioni. "L'anno scorso eravamo 1.800 in tutta Italia - dice Bertolazzi - A Carini eravamo 250, oggi siamo 230 ma solo perché abbiamo accettato un contratto di solidarietà: guadagniamo meno, ma almeno abbiamo salvato cento lavoratori". Aggiunge il lavoratore: "Quando l'azienda ha prospettato la chiusura di uno stabilimento, ho provato grande rabbia. Quello di Carini è all'avanguardia, è un centro di eccellenza, ma sappiamo tutti che Milano non chiuderà, quindi restano Roma e Carini: ed è facile immaginare quale dei due sarà sacrificato". In Sicilia Bertolazzi è arrivato nel 1990, si è sposato e ha una figlia: "Mi ha chiesto: `Papà ma se ti dicono di andare a Milano che fai?'. Le ho risposto: `Che devo fare, mica posso stare senza lavorò. La Sicilia è meravigliosa, ma se non avrò alternative vorrà dire che tornerò al Nord. Però, che rabbia".