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Il comitato Addio pizzo

"Se le vittime non collaborano
non saremo parte civile"


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, Cronaca
Si dicono soddisfatti della sentenza del processo “Addio pizzo”, che nel complesso ha condannato a oltre 140 anni di carcere 13 dei 17 imputati. Allo stesso tempo, però, i ragazzi del comitato Addio pizzo - che nel processo omonimo si è costituito parte civile assistendo 13 vittime del racket – lamentano che i risultati nei tribunali, seppur importanti, da soli non bastano. E invocano una rivoluzione culturale che impegni l’opinione pubblica, i commercianti e le associazioni di categoria verso il conseguimento di un fine preciso: la crescita esponenziale del numero delle denunce contro gli estorsori. Uno dei legali dell’associazione, Ugo Forello, ha spiegato che Addiopizzo intende raggiungere questo obiettivo cambiando in parte la strategia seguita finora. “Da oggi - ha detto l’avvocato nel corso di una conferenza stampa tenutasi stamane a Palermo -  insieme alla Fai (Federazione delle associazioni antiracket, ndr) e a Libero Futuro, non ci costituiremo più parte civile nei processi in cui le vittime del pizzo non collaboreranno con la giustizia”.

Una presa di posizione netta che Addio pizzo ha assunto specialmente dopo aver constatato che dall’estate scorsa, di fatto, non sono più arrivate denunce. “Il processo di ieri e quello di Carini - ha aggiunto Forello - rappresentano gli unici due casi nei quali i commercianti hanno presentato una denuncia collettiva. Nessuno di loro ha avuto bisogno di scorta e nessuno ha subìto danneggiamenti, proprio perché erano uniti. La denuncia collettiva è il modo più efficace per contrastare il racket”.

Un altro attivista, Vittorio Greco, punta il dito contro l’inerzia della gran parte delle associazioni di categoria, che invita a collaborare di più. “Non si può attendere che le persone vadano al piano della Camera di commercio per denunciare, c’è un ritardo culturale innanzitutto delle associazioni di categoria. Addiopizzo non ha lo stesso peso di Confcommercio, Confesercenti e Cna, ma se nei processi abbiamo ottenuto buoni risultati significa che il nostro metodo è diverso. Le grandi associazioni di categoria devono capire che la lotta al racket deve essere corale, noi non ci stiamo a rimanere soli”. Vittorio ha poi insistito sulla necessità di denunciare anche i favoreggiatori perché “i commercianti che favoriscono Cosa nostra con il silenzio, ostruiscono il cammino di chi si vuole liberare dagli estorsori”. Per sensibilizzare ulteriormente la società civile sui temi dell’antiracket, i ragazzi di Addiopizzo promuoveranno tra circa un mese un’iniziativa forte, di cui non hanno svelato i particolari.