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Se un mio alunno insulta
il giudice Paolo Borsellino...


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Un'insegnante scrive a Livesicilia. Ci racconta quello che, forse, non ci aspetteremmo. Una chiacchierata in classe. Un alunno che, per provocare, insulta la memoria di Paolo Borsellino e la prof che lo ripaga con la stessa moneta. Un breve racconto-verità  sulla scuola italiana. Anzi, siciliana.


, Cronaca
Nel giorno in cui Paolo Borsellino avrebbe compiuto 70 anni, ho insultato un mio alunno. E non me ne pento. Non sono stata un’insegnante democratica, non sono stata un’insegnante, ma una persona offesa nei suoi affetti più profondi.
Affetti, e non valori. Perché Paolo Borsellino è per me un padre prima ancora di tutto quello che è: un magistrato, un uomo onesto, un servitore dello Stato tradito. Non un eroe, che gli eroi sono buoni per i piedistalli e per giustificare la nostra ignavia: un padre, di quelli che rimproverano e amano. La sua morte per me è, da quasi 18 anni, un rimprovero pieno di amore e non ho tollerato un insulto, seppur fatto per provocazione da un alunno di scarse risorse culturali. L'ho ripagato con la sua moneta, che è l'unica che capisce: l'ho insultato.
Poi, tornando a casa, ho versato qualche lacrima: liberatoria, consolatoria, ma soprattutto piena di amore e di immenso rispetto per un uomo meraviglioso che mi ha rimproverato ancora una volta. Lui non avrebbe reagito come me, neanche davanti ad un mafioso pluriomicida. Ma lui era Paolo Borsellino e io sono io.
Resta il fatto che il mio insulto è l’unico, imperfetto augurio di buon compleanno che sono stata in grado di fargli. Buon compleanno, giudice Paolo.
Una professoressa