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Gli aspetti giuridici del verdetto

Ecco cosa può succedere


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, Cronaca
Condanna, assoluzione o prescrizione. Sono queste le opzioni del verdetto d'appello al processo a Totò Cuffaro. I giudici sono entrati in camera di consiglio e solo stamattina si saprà quando il presidente del collegio, Giancarlo Trizzino, uscirà per leggere il verdetto. Con l'ex governatore siciliano sono imputati anche l'imprenditore Michele Aiello, l'ex maresciallo del Ros, Giorgio Riolo, e altre nove persone.
In primo grado Cuffaro è stato condannato a 5 anni di reclusione con eguale periodo di interdizione dai pubblici uffici per favoreggiamento e rivelazione di segreto istruttorio. I giudici hanno creduto all'impianto accusatorio costruito dalla procura di Palermo nell'inchiesta denominata “Talpe alla Dda” secondo cui il senatore dell'Udc ha rivelato notizie che dovevano rimanere segrete alle persone oggetto delle indagini. La prima fuga di notizie addebitata a Totò Cuffaro riguarda la soffiata giunta al boss Giuseppe Guttadauro, capomandamento di Brancaccio, sulla presenza in casa sua di alcune microspie. L'ex governatore avrebbe utilizzato il suo delfino, Domenico Miceli, ex assessore al comune di Palermo già condannato in appello per concorso esterno, per far giungere la notizia a Guttadauro. L'episodio risale al 2001 e, per questa ragione, potrebbe finire prescritto se la corte – come i giudici di primo grado – non riterranno applicabile l'articolo 7 (legge 152/91), quello che sancisce il favoreggiamento aggravato: azione diretta ad agevolare l’attività dell’intero sodalizio mafioso.
La seconda fuga di notizie consiste nella rivelazione al “re mida” della sanità siciliana, Michele Aiello, delle indagini che erano in corso nei confronti di Riolo e Ciuro, le talpe che dalla procura facevano trapelare le informazioni. La fonte della notizia, chi avrebbe svelato il segreto a Cuffaro – secondo l'accusa un personaggio di Roma - però, non è stata individuata dalle indagini.
L'accusa, rappresentata dalle pg Enza Sabatino e Daniela Giglio, ha chiesto per l'ex governatore 8 anni chiedendo alla corte di condannarlo anche per favoreggiamento aggravato. A questo punto la corte ha diverse opzioni di fronte.
Se non crede che la seconda fuga di notizie sia addebitabile a Cuffaro, con la prima vicenda che cade in prescrizione, l'ex governatore potrebbe uscire con una assoluzione dal secondo grado di giudizio. A meno che i giudici non ritengano che, attraverso la fuga di notizie verso Guttadauro, Cuffaro abbia voluto agevolare l'intera organizzazione Cosa nostra. In questo caso, cadendo la prescrizione, il verdetto sarebbe di condanna.

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