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La giornata in aula dell'ex governatore

L'arrivo alle dieci e mezza,
le preghiere e la "mazzata"


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Arriva ,come al solito puntuale in aula, inappuntabile nel suo completo grigio, Salvatore Cuffaro: la lettura della sentenza del processo d’appello che lo vede imputato e già condannato a 5 anni in primo grado, è prevista per le 11. L’ex governatore varca i cancelli del carcere Pagliarelli alle dieci e mezza. L’ aula bunker del carcere palermitano è già gremita di giornalisti, avvocati e parenti degli imputati. Ad attendere Cuffaro, accompagnato dal fratello Silvio, una schiera di fotografi, poi, le prime domande dei cronisti. Il senatore dell’Udc dichiara: “Sono sereno, il processo mi pesa, ma accetterò la sentenza, qualsiasi essa sia”. Prende posto in prima fila, immediatamente dietro i banchi della difesa. L’attesa è spasmodica, la sentenza è di quelle pesanti. La storia recente della politica regionale potrebbe essere riscritta con conseguenze anche sui destini futuri del potere siciliano. Man mano che passano i minuti “Totò” si fa sempre più nervoso: protetto dagli uomini di scorta rimane in piedi, sbuffa, sospira, agita nervosamente le mani e parlotta con i suoi legali Mormino e Calca. Tra i sostenitori del senatore centrista e gli amici personali c’è anche chi prega. Alle 11 entra la Corte. Il presidente della terza sezione della Corte d’Appello di Palermo, Giancarlo Trizzino, prende la parola: “Dò lettura del dispositivo di sentenza…..”. Il volto di Cuffaro è una maschera di tensione. Ascolta la sentenza quasi in apnea. Il presidente della Corte prosegue con voce ferma: "Elevo la pena a Cuffaro Salvatore a anni 7….”. Riconosciuta, dunque, l’aggravante di aver favorito la mafia. Una smorfia di disappunto pervade il volto dei legali di Cuffaro. Il senatore è quasi impietrito. Ricomincia l’inseguimento dei cronisti all’ex uomo più potente di Sicilia per qualche parola, per scrutare lo stato d’animo dell’uomo, prima ancora che del politico. E Cuffaro ancora: “Ribadisco che rispetto la sentenza. Ho deciso di farmi processare.” C’ è chi chiede un commento sull’accusa di mafia e lui: ”In cuor mio so di non essere mafioso e di non averla favorita”. Poi si vira sugli scenari politici e sul suo scranno in Parlamento. “Sicuramente si potrebbe modificare il mio percorso politico” risponde lapidario Cuffaro. Prima di andar via scambia nuovamente qualche parola col fido avvocato Mormino, quindi sale in macchina, inseguito ancora dalle telecamere e dagli ultimi imperterriti flash.