Live Sicilia

Arte

Effetto Stalker capitolo tre
Sculture e installazioni a Palermo


Articolo letto 407 volte

VOTA
0/5
0 voti

David Casini, effetto stalker, Ettore Favini, galleria dell'arco, palermo, Pierluigi Calignano, Sergio Breviari, Zapping
La Galleria dell’Arco è lieta di presentare il terzo e ultimo appuntamento della trilogia espositiva "Effetto Stalker", progetto ideato e curato da Helga Marsala. Dopo la prima mostra, inaugurata nel 2007 e focalizzata sul video e la fotografia - di cui furono protagonisti Andrea Galvani, Margherita Morgantin, Sara Rossi, Eli Stertz -, la secondo, svoltasi nel 2008 e connessa al linguaggio pittorico – a cui parteciparono Francesco De Grandi, Angelina Gualdoni, Om Soorya, Ivan Bazak e Chow Chun Fai –, quest'ultimo evento indaga le modalità espressive della scultura e dell'installazione, presentando i lavori di Sergio Breviario (Bergamo, 1974), Pierluigi Calignano (Gallipoli, 1971), David Casini (Montevarchi, 1973) ed Ettore Favini (Cremona, 1974).

Il titolo del ciclo fa riferimento a Stalker, il celebre film di Andrej Tarkovskij che racconta il percorso iniziatico di due uomini condotti da una guida esperta (lo “stalker”) verso un luogo misterioso animato da strane forze cosmiche. Qui si trova una stanza in cui è possibile dare corpo ai propri desideri più profondi. L’intero film si sviluppa come un viaggio suggestivo attraverso un paesaggio straniante, in un susseguirsi di pericoli, trappole, pause oniriche, elucubrazioni filosofiche e visioni deliranti. Stalker, che non diventa mai il soggetto dei lavori, viene utilizzato come filtro visivo, sorgente di spunti tematici, congegno poetico per attivare visioni, riflessioni. Collegandosi in qualche modo alle atmosfere proprie del film, l'operazione di riscrittura del paesaggio avviene lungo un canale concettuale o emozionale, che connette piano cinematografico e piano pittorico, realtà ed illusione, spazio fisico e luogo mentale.

Il percorso espositivo si snoda attraverso opere che, come congegni capaci di attivare meccanismi magici della visione, testimoniano un approccio col paeaggio di natura interiore, evocativa, utopica, da cui sono esclusi approcci documentaristici o realistici. La mostra, concepita come un’amalgama di suggestioni luminose e coordinate spaziali, si articola interamente attravero riflessi di luce, giochi d’ombra, corrispondenze geometriche. Così, se i lavori di Sergio Breviario e Pierluigi Calignano giocano con elementi effimeri quali la luce e il buio, concependo l’immagine come raltà immateriale, apparizione impossibile con cui riformulare atmosfera e perimetro dello spazio espositivo, Ettore Favini si concentra sul fattore processuale, grazie a una scultura che reinterpreta concettualmente la lunga parabola vitale di un’agave, pianta che giunge alla fioritura una sola volta dopo trent’anni anni e che proprio in quel momento di massimo rigoglio trova la morte. David Casini, infine, riporta l’osservazione del paesaggio a una dimensione analitica e microscopica, rintracciando la struttura dei cristalli di quarzo in una forma scultorea dinamica e in una specchiera vintage divenuta ideale superficie proiettiva.