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Favara. Presto i nomi dei primi indagati

Ultimo saluto alle sorelline
Il sindaco: "Non ho colpe"


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Un lunghissimo applauso ha salutato l'uscita dalla chiesa madre delle bare bianche di Marianna e Chiara Pia le due sorelline di 14 e 3 anni morte nel crollo della palazzina nel centro storico di Favara. La prima bara portata in spalla da uomini della protezione civile e dei vigili del fuoco è stata quella della piccola Chiara, preceduta da una ghirlanda di fiori bianchi inviata dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Anche la bara di Marianna era sorretta dai pompieri, sopra decine di fiori bianchi e un foglio di cartone rosa con disegni e messaggi scritti dai compagni di scuola. Qualcuno ha fatto volare, fuori dalla chiesa, decine di palloncini bianchi tra le lacrime e il dolore delle migliaia di persone che dentro e fuori la chiesa hanno assistito ai funerali. Il padre e la madre di Marianna e Chiara Pia, hanno seguito le bare entrambi sorretti dagli uomini della protezione civile che non li hanno mai lasciati da soli. Giuseppe Bellavia e Giuseppina Bello hanno ancora i segni sul volto delle ferite riportate nel crollo della palazzina di tre piani. Come in processione, dietro le due bare bianche hanno sfilato i parenti delle due povere vittime, in un clima di estremo dolore. I feretri sono stati sistemati su due auto grigie, con sopra due grandi corone di fiori, tra due ali di folla, e sotto una pioggia battente, che ha salutato, tra lacrime e tanta commozione le due sorelline, per molti vittime di una tragedia definita annunciata.

Il sindaco: "Ingiusto additarmi come il responsabile"
"Sono stato ingiustamente additato come l'unico responsabile di questa tragedia, ma io sono sindaco solo da due anni e mezzo e ho fatto quello che dovevo fare. Ho la coscienza pulita". Lo ha detto il sindaco di Favara, Domenico Russello, che fa il penalista, poco prima di entrare nella chiesa madre dove si stanno celebrando i funerali di Marianna e Chiara Pia, le due sorelline di 14 e 3 anni, morte nel crollo della palazzina fatiscente, dove abitavano con i genitori ed il fratellino di 13 anni, rimasti feriti. "Il procuratore di Agrigento Renato Di Natale - ha aggiunto il sindaco ha detto che non ci sono al momento indagati, l'iscrizione nel registro non è un atto dovuto, non si fa automaticamente ma solo a seguito dell'acquisizione dei primi elementi indiziari. Mi possono insegnare a fare il sindaco ma non l'avvocato penalista, conosco bene le procedure e so che chi ha responsabilità in questa storia verrà chiamato a pagare".

La Chiesa attacca lo Stato: "Allarmi inascoltati"
E la messa, come detto, non è stata celebrata dall'arcivescovo di Agrigento, che ha mantenuto la promessa fatta all'indomani di un'altra tragedia annunciata: la frana che ha spazzato via Giampilieri. Allora Francesco Montenegro scrisse al responsabile della Protezione Civile descrivendogli il gravissimo stato di dissesto di tanti centri storici dell'agrigentino e assunse l'impegno che mai avrebbe celebrato i funerali delle vittime di nuovi disastri annunciati. E così ha fatto, affidando, a una nota diffusa ieri pomeriggio, l'annuncio che oggi non sarà dietro l'altare della chiesa di Favara a dare l'ultimo saluto a Marianna e Chiara, le sorelline morte nel crollo della palazzina in cui vivevano con i genitori e il fratellino, miracolosamente sopravvissuto, venuta giù in attesa che il Comune assegnasse alla famiglia un alloggio popolare.  "Domani mattina - scrive l'arcivescovo - il mio posto sarà tra la gente, con loro pregherò per Marianna, la piccola Chiara e per i loro genitori Giuseppe e Giuseppina e per il piccolo Giovanni. Non è un sottrarmi al mio ruolo di vescovo, di pastore della porzione di popolo che il Signore mi ha affidato, ma un farmi solidale e vicino alla famiglia Bellavia in questo giorno che è giorno di preghiera e silenzio". " Invito tutti a guardare al Crocifisso, - conclude - nell'estremo grido di Gesù sulla croce sono contenuti e riecheggiano tutti i gridi dell'umanità intera e tutti sono bagnati dalle lacrime del Padre".
Parole severe sono state pronunciate anche dal presidente della Cei, monsignor Angelo Bagnasco che ha sottolineato che, nonostante l'impegno della Protezione civile in soccorso delle vittime di tutti i disastri naturali e non che hanno colpito di recente l'Italia, "molti allarmi restano inascoltati e segnalazioni non raccolte".

Presto i nomi dei primi indagati
Mentre la famiglia Bellavia, oggi, darà l'ultimo saluto alle piccole vittime, i carabinieri, su delega della procura di Agrigento, che ha aperto un'inchiesta sulla tragedia, proseguiranno gli accertamenti. Un pool di magistrati coordinerà le indagini. Ne fanno parte il procuratore capo Renato Di Natale, l'aggiunto Ignazio Fonzo, e i sostituti Lucia Brescia e Giacomo Forte. L'inchiesta punta a verificare se erano state emesse ordinanze di sgombero relativamente alla zona interessata dal crollo e a fare luce sulla vicenda relativa alle assegnazioni degli alloggi popolari: i Bellavia erano tra i cittadini che avevano fatto domanda. In particolare i pm acquisiranno la lista di assegnazione delle case e cercheranno di capire come mai gli immobili dell'Iacp, pronti da tempo, siano in stato di totale abbandono e non siano stati invece subito assegnati. Presto il fascicolo potrebbe non essere più a carico di ignoti: come atto dovuto, infatti, potrebbero essere iscritti nel registro degli indagati il proprietario della palazzina crollata, il sindaco di Favara, Domenico Russello, responsabile della sicurezza pubblica, e i vertici dell'ufficio tecnico comunale.