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Palermo, dopo lo sgombero e la ri-occupazione

Minacce agli occupanti
del Laboratorio Zeta


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Dopo lo sgombero e il presidio a oltranza degli attivisti, arrivano le minacce. "Le minacce – ha raccontato stamane Loriana Cavalieri, volontaria del centro – sono state pronunciate verbalmente da una persona nella tarda serata di ieri. Oggi presenteremo denuncia all'autorità giudiziaria: riteniamo le istituzioni responsabili per qualsiasi cosa che potrà succedere a noi o ai 32 sudanesi, rifugiati politici, ospiti del centro". Nello specifico, la minaccia sarebbe stata: “o ve ne andate con le buone o con le cattive. I negri oggi ci sono, domani non ci sono più”. “Noi non ci facciamo intimorire – affermano i ragazzi dello Zeta – e non andremo certo via da qui”.

Gli attivisti del centro sociale sgomberato esattamente una settimana fa, sono rientrati nella struttura domenica scorsa. Nel marciapiedi antistante la struttura, accampati nelle tende, ci sono i 31 sudanesi richiedenti asilo politico che erano ospiti del centro sociale. Uno dei migranti è stato ricoverato a causa di una influenza intestinale.

Intanto sulla vicenda del centro sociale si sveglia l’assopita sinistra palermitana. Il centro aggregativo e culturale nel cuore della città, negli anni ha acquisito credibilità e autorevolezza tra il mondo degli operatori sociali, dei mediatori culturali, degli enti che operano sul fronte migranti. Sono stati oltre duecento i richiedenti asilo che in questi anni hanno trovato accoglienza nei locali comunali occupati dai giovani dello Zeta . Alla mobilitazione generale richiamata dalla vicenda hanno preso parte il senatore Idv Fabio Giambrone, il deputato regionale del Pd Pino Apprendi, i consiglieri comunali Fabrizio Ferrandelli (Idv), Nadia Spallitta e Antonella Monastra (Un’Altra storia). Con loro i volti noti dell’associazionismo palermitani, da Umberto Santino, a Pietro Milazzo, da Anna Bucca, a Giovanni Abbagnato, presenti ieri sera all’assemblea cittadina convocata per relazionare l’incontro col prefetto di Palermo, Giancarlo Trevisone, concluso con un nulla di fatto. Anche i residenti in zona hanno manifestato solidarietà allo Zeta, mettendo quotidianamente a disposizione le loro case per permettere ai migranti sfrattati di farsi le docce e mangiare.