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La lettera che Diego non invierà mai alla città

Cara Palermo, ti scrivo...


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, Cronaca
Diego ci ha provato ad amare Palermo. E' stato per anni, sotto il suo balcone, con un fiore in mano. E lei - ingrata - ha rovesciato sul suo capo di "bello guaglione" ogni schifezza. La munnizza, il ciaffico. E infine l'accusa finale: non sei un bravo sindaco. Va bene l'amore, ma a chi si può chiedere una fedeltà talmente canina, davanti a un balcone eternamente chiuso?  La storia di Palermo e del suo sindaco è la storia di due cuori spezzati, di due solitudini che non si parlano e che non si sono mai incontrate. Palermo si è nascosta dietro il cassonetto. Diego ha preferito la torre d'avorio del suo mondo. Ogni tanto non ne può più nemmeno dell'aria. E viaggia. Le rare volte che provano a comunicare, questi due innamorati disillusi, è un volteggiare di piatti e di contumelie. Diego tira fuori le sue tabelle e dice che sta governando bene. La città ride. O piange.  E gli gira le spalle.
Di chi è la colpa? Perché sarà pure colpa di qualcuno, no? Come in tutti i matrimoni mai nati davvero, ci sono delle corresponsabilità. La città non ama nessuno. Si innamorò una volta di un sindaco dell'antimafia e del cambiamento e ancora si lecca le ferite per le troppe disillusioni. Probabilmente, Diego non è nato per fare il primo cittadino. Sarebbe stato un buon cittadino comune, magari pure onorevole, però primo no. E' come essere primi della classe, seduti al primo banco. Devi stare tutto il tempo a fingere. E sai che noia.
Crediamo che Diego soffra senza la sua città. Crediamo che la città soffra senza il suo sindaco. Un giorno, quando entrambi saranno un ricordo sfuocato della loro reciproca antipatia, proveranno a volersi bene davvero. Palermo si sforzerà di diventare bellissima, di truccarsi, tra mare e scirocco, per lui. E Diego le scriverà una sincera lettera d'amore senza parole. Una infinita pagina bianca.