Live Sicilia

Fiat, attività ferma. Operai sul piede di guerra

Fiat, Montezemolo dialoga
Ma chiude su Termini


Articolo letto 685 volte

VOTA
0/5
0 voti

, Cronaca
Con un telegramma inviato ai sindacati e a diverse autorità istituzionali, la Fiat spiega le ragioni della sospensione, a partire da ieri, dell'attività produttiva nello stabilimento di Termini Imerese. La sospensione dal lavoro del personale, quasi la totalità dei 1.350 lavoratori, è, al momento, a tempo indeterminato. ''Da alcuni giorni - scrive la direzione Fiat della fabbrica siciliana - lo stabilimento di Termini Imerese è teatro di manifestazioni e proteste che in varie forme ne hanno disturbato l'attività lavorativa. Da oggi (ieri, ndr) ha avuto la forma di un presidio dei cancelli con blocco delle merci in entrata e in uscita. Il mancato ricevimento di componenti da parte dei fornitori sta bloccando dalle 11 di stamani (ieri, ndr) la produzione. Perdurando questa impossibilità di svolgere l'attività, a partire dal 27 gennaio l'azienda è costretta a sospendere dal lavoro tutto il personale dello stabilimento, fatto salvo quello strettamente necessario per questioni tecniche e organizzative di presidio degli impianti'. 'La Fiat sottolinea che ''tale provvedimento sarà revocato non appena si avranno garanzie certe dello scioglimento del blocco e del ripristino delle condizioni di normalità e sicurezza, compreso l'allontanamento dallo stabilimento delle persone che in questo momento, illegalmente e arbitrariamente, ivi stazionano''. Il riferimento è ai 13 lavoratori della Delivery & Mail, ditta dell'indotto, che da oltre una settimana si trovano sul tetto del capannone della Fiat per protestare contro il licenziamento scaturito dalla decisione del Lingotto di riassorbire, a partire dal primo febbraio, le attività di pulizia finora date in appalto. ''L'azienda - conclude il telegramma della Fiat - si riserva di intraprendere le opportune azioni legali, civili e penali per tutelare i propri diritti e interessi''. Oltre che ai sindacati, il telegramma è indirizzato alla Regione siciliana, al comune di Termini Imerese, alla prefettura, alla questura e ai carabinieri di Palermo.

Marchionne: "Meglio pagare fino alla pensione"
La Fiat "in futuro non pensa di utilizzare lo stabilimento siciliano per nessuno dei suoi business". Lo afferma, riferendosi a Termini Imerese, l'amministratore delegato del Lingotto Sergio Marchionne parlando al quotidiano 'La Repubblica'. E aggiunge: "non è mai successo che qualcuno abbia annunciato la chiusura di un impianto con 30 mesi di anticipo. Se dovessi pagare tutti i dipendenti fino alla pensione a produzione zero ci guadagnerei".

Scajola: "Domani aprirò il tavolo al ministero"
Sarà il ministro dello Sviluppo Claudio Scajola ad aprire domani il tavolo con Fiat organizzato al ministero. Lo ha detto lo stesso ministro a margine di un incontro alla Camera per la celebrazione del 150/o anniversario dell'Unità d'Italia. Scajola ha ribadito la propria posizione rispetto alle aperture al dialogo del presidente di Fiat, Luca Cordero di Montezemolo: una riorganizzazione del comparto Automotive è comprensibile ma no alla chiusura degli stabilimenti e alla perdita di posti di lavoro.

La Fiom: "Anticipano la chiusura"
"Motivi di sicurezza e blocco delle merci sono solo un pretesto, la verità è che la Fiat sta anticipando la chiusura dello stabilimento di Termini Imerese: é molto grave". Così Roberto Mastrosimone della Fiom giudica a decisione della Fiat di sospendere la produzione. Il provvedimento "sarà revocato - ha scritto la Fiat in un telegramma - non appena si avranno garanzie certe dello scioglimento del blocco e del ripristino delle condizioni di normalità e sicurezza". La Fiom sostiene che "Fiat ha fatto passare il messaggio mediatico che ha sospeso l'attività per motivi di sicurezza e per le proteste, ma non è affatto così". "I lavoratori di Fiat sia ieri sia stamattina - dice Mastrosimone - si sono presentanti sul posto di lavoro, è la Fiat che ne ha impedito l'ingresso. Per noi sono in cassaintegrazione". "Gli operai della Delivery' sono sul tetto del capannone da martedì 19 gennaio - aggiunge Mastrosimone - Per una settimana la Fiat li ha ignorati, continuando l'attività in modo regolare; all'improvviso, solo ieri, sostiene che non è più sicuro. La stessa cosa vale per il blocco delle merci in seguito alla protesta delle mogli dei lavoratori della Delivery: il giorno della protesta, martedì, la Fiat ha prodotto regolarmente, ieri invece ha deciso che non poteva più farlo". Per la Fiom "l'azienda sta discriminando i lavoratori, consente l'ingresso in fabbrica a tutti gli impiegati e ad altre figure professionali mentre impedisce agli operai che chiedono garanzie per il loro futuro di lavorare".

Bonanni: "Sì agli incentivi, purché non si perdano posti"
"Sì agli incentivi al settore dell'auto, a condizione che non si perdano i posti di lavoro". Lo afferma il leader della Cisl Raffaele Bonanni, in un'intervista durante la trasmissione 'Mattino 5'. Bonanni definisce "imbarazzante" la situazione relativa all'annuncio della cassa integrazione dal gruppo Fiat: "ci scaricano 30mila cassintegrati senza dirci niente" ha commentato. "Gli incentivi sono in ballo e noi siamo per darli ma, visto che sono soldi pubblici, a condizione che i cittadini possano riconoscere una loro utilità, vale a dire che non si perdano posti di lavoro" ha detto Bonanni. Commentando poi l'assenza dell'ad Sergio Marchionne all'incontro di domani, Bonanni ha osservato: "Il problema non é se c'é Marchionne ma se la Fiat riprende in mano le sue responsabilità e il confronto con il sindacato. Noi vogliamo mantenere l'occupazione ed è imbarazzante trovarci di fronte a una situazione di questo tipo. Spero prevalga il senso di responsabilità". E sul mantenimento dello stabilimento di Termini Imerese il segretario generale Cisl ha risposto: "noi sosteniamo che tutti gli altri siti vanno fortificati. Su Termini diciamo che si può pure produrre altro, anche in ausilio a Fiat ma bisogna non chiudere il sito. Se lo Stato dà soldi qualcosa deve anche ottenere".

Cgil: "Benzina sul fuoco"
"La Fiat sta gettando benzina sul fuoco. Ci sono - ha detto Guglielmo Epifani, segretario generale Cgil - le esigenze dell'azienda e ci sono le esigenze dei lavoratori, le esigenze del Paese". "Noi restiamo - ha osservato ancora il segretario generale della Cgil - il Paese dove si producono meno automobili rispetto a quelle che si vendono. E questo rispetto agli altri Paesi è un distacco imbarazzante. Noi produciamo addirittura un quarto di quello che vendiamo e vogliamo ancora chiudere stabilimenti e vogliamo ancora fare stabilimenti sempre fuori dall'Italia". "Così - ha aggiunto - non può funzionare. Non è che il costo del lavoro è superiore a quello francese o tedesco. Gli altri tengono le loro produzioni e l'occupazione nei loro Paesi, bisogna lavorare per fare la stessa cosa anche in Italia se no - ha concluso Epifani - siamo un Paese un po' strano, strabico".

"Politici, vergogna!"
"Dov'é la politica? Come sempre a fare i propri interessi, lasciando che la Fiat tolga il futuro alle nostre famiglie: vergognatevi".  E' la scritta su un lenzuolo appeso davanti a uno degli ingressi dello stabilimento Fiat di Termini Imerese, dai familiari dei 13 lavoratori della Delivery & Mail che da nove giorni si trovano sul tetto di un capannone, ad un'altezza di circa 20 metri. I lavoratori nei giorni scorsi hanno ricevuto le lettere di licenziamento poiché la Fiat ha deciso di riassorbire le attività di pulizia dei cassoni, finora data in appalto. I lavoratori dormono in sacchi a pelo e si riparano dal freddo e dalla pioggia sotto le condutture di areazione. "Siamo stanchi ma da qui non scenderemo - dicono - fino a quando non avremo garanzie per continuare a lavorare all'interno della Fiat, dove operiamo da circa 20 anni".

Montezemolo: "Pronti al dialogo"
"E' chiaro che tutti i nodi vanno affrontati in un clima di dialogo e confronto con le parti sociali e il Governo, che ha dimostrato in questI mesi una grande attenzione alla filiera dell'auto". E' la risposta di Luca di Montezemolo, presidente della Fiat, alle critiche arrivate ieri da ministri e sindacati dopo l'annuncio della cassa integrazione e dopo le proteste a Termini. Il presidente della Fiat Luca di Montezemolo, a margine della presentazione della Ferrari F10, ha tuttavia detto che per Termini Imerese "le condizioni di svantaggio competitivo dell'impianto e la non economicità industriale rendono impossibile proseguire la produzione oltre il 2011", ma "portare a Pomigliano una vettura di grandi volumi e per noi fondamentale come la Panda, core business di Fiat Auto, è una decisione molto impegnativa e coraggiosa, che dimostra che la Fiat ha a cuore lo sviluppo industriale del paese".