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Marcegaglia: "In tutto il Sud il modello Sicilia"

"Chi non denuncia il pizzo
è fuori da Confindustria"


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Il "modello Sicilia", lanciato da Ivan Lo Bello, si estende a tutto il Sud. La lotta al pizzo, il contrasto concreto, con tanto di espulsione da Confindustria per gli imprenditori che non denunciano coinvolgerà tutte le regioni del Meridione. Lo ha annunciato il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia: ''Oggi abbiamo fatto una delibera in cui tutte le associazioni territoriali del Mezzogiorno hanno preso una decisione molto importante: l'obbligo di denuncia degli imprenditori che vengono vessati dalla mafia e l'obbligo di sospensione o espulsione, dalla Confindustria'', di aziende che non denunciano. Si tratta, ha aggiunto Marcegaglia, di ''una decisione che rafforza il nostro impegno in prima linea contro la criminalita'''. Insomma, chi non denuncia è fuori dall'associazione.
Anche sulle decisioni prese dal Consiglio dei Ministri in termini di lotta alla criminalità organizzata, la Marcegaglia ha precisato: ''Non possiamo che apprezzare la volonta' di fare una battaglia forte da questo punto di vista''.

Tano Grasso: "La posizione di Confindustria è un elemento di rottura"

La posizione della Confindustria che obbliga gli imprenditori vessati a sporgere denuncia, pena la sospensione o espulsione dall'associazione "rappresenta un elemento di rottura nell'atteggiamento del mondo imprenditoriale italiano". Lo afferma il presidente onorario della Federazione antiracket, Tano Grasso che chiede a Confindustria "di arrivare in tempi brevi ad esempi percepibili di sanzioni nei confronti degli imprenditori in Campania, Calabria e Sicilia dove la stragrande maggioranza paga in silenzio il pizzo". "Finalmente - aggiunge Grasso, commentando le parole di Emma Marcegaglia - non vengono più giustificati gli imprenditori che con la loro acquiescenza rendono difficile la vita agli imprenditori che denunciano e alimentano il sistema mafioso". Secondo Grasso "la posizione è coerente con la nuova rivoluzionaria norma introdotta dal decreto legge sulla sicurezza che prevede la non partecipazione a gare di appalto per le imprese che pagano il pizzo". "La posizione di Confindustria - conclude - deve diventare modello per tutte le associazioni di categoria: bisogna passare dall'antimafia dei convegni a quella delle denunce degli imprenditori che nella stragrande maggioranza sono organizzati dalle associazioni di categoria".